Cannabis,nel cervello un sistema di difesa automatico

Una ricerca condotta da due team INSERM guidati dal Dott. Pier Vincenzo Piazza e il Dott. Giovanni Marsicano, pubblicata su Science si è concentrata sull’analisi del pregnenolone, un precursore di tutti gli ormoni steroidei, ad esempio testosterone e progesterone.

Il pregnenolone impedisce al THC, il principale principio attivo della cannabis, di attivare pienamente il suo recettore del cervello, il recettore CB1, che quando viene sovrastimolato provoca gli effetti inebrianti tipici dell’assunzione della cannabis.

In sostanza, il cervello sfrutta il pregnenolone come sistema di difesa automatico in caso di assunzione di grosse quantità di THC. Tale funzione, però, può essere scavalcata aumentando la dose di cannabis assunta, ma i ricercatori sono ugualmente entusiasti della scoperta, che potrebbe comportare un enorme passo in avanti nel combattere la dipendenza da marijuana, che coinvolge circa 20 milioni di persone in tutto il mondo.

Legalizzazionee Marijuana – Dal 1 gennaio 2014 i maggiorenni residenti o di passaggio in Colorado potranno acquistare fino a quasi 30 grammi di cannabis senza restrizioni legali. Ciò porterà quasi 70 milioni di dollari in tasse statali per il 2014. Le licenze finora consegnate o spedite via posta riguardano circa 150 rivenditori, 35 produtori e 200 coltivatori. E prevedendo che il business non riuscirà a decollare davvero prima di aprile, secondo una ricerca della ArcView, le vendite di cannabis legale in Usa aumenteranno del 64% tra il 2013 e il 2014, da 1,40 miliardi a 2,34 miliardi di dollari.

Ma se questo nuovo business sembra far gola a produttori, consumatori e autorità locali, la realtà sul campo è assai più articolata. A partire dai grattacapi burocratici delle aziende impegnate nei vari ambiti della filiera. Obbligatorie impronte digitali e stretta verifica di precedenti penali e adeguate coperture finanziarie, oltre a specifici permessi delle agenzie municipali.

Aumentata la presenza di pattuglie e poliziotti nelle strade, apposti avvisi negli aeroporti (per viaggiatori verso e da altri Stati che possono solo consumarla in loco). In Colorado è stato anche messo a punto un elaborato sistema per tener traccia di ogni singola pianta, dalla germogliazione alla vendita al minuto, oltre che per il confezionamento, le etichette e (importante) i limiti sulla potenza psicotropa dei prodotti commestibili a base di cannabis.

Mentre il governo federale, che per il momento preferisce restare alla finestra, ha intimato alle autorità locali delle priorità in otto punti per evitare pronti interventi e per evitare soprattutto che la cannabis finisca nelle mani dei minori, del mercato nero o (peggio) di grandi cartelli.

Proprio su quest’ultimo fronte, analoghe le preoccupazioni delle autorità nello Stato di Washington, che si appresta a seguire il Colorado sulla strada della legalizzazione, come sottolinea una lunga analisi proposta dal New Yorker qualche settimana fa, dove si legge fra l’altro: “con l’arrivo della marijuana nei negozi, prevista per la primavera 2014, non è che il mercato nero svanirà nel nulla; la cannabis legale continuerà di fatto a competere con quella illegale …chi la vende in strada dovrà essere arrestato nella speranza di far migrare i suoi clienti al mercato tassato e regolamentato“.

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