Dal guscio dei crostacei protesi biodegradabili

Un progetto, sostenuto dall’Unione Europea con un finanziamento di 5,9 milioni di euro, ha la firma del consorzio internazionale Biohybrid che riunisce centri di ricerca e imprese distribuite tra Germania, Spagna, Portogallo, Israele, Svezia e Italia. Nel nostro Paese, presso i laboratori del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico) e del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche al San Luigi di Orbassano c’è – insieme alla Medical School di Hannover – il coordinamento italiano del progetto, affidato al professor Stefano Geuna.

Le protesi nervose in chitosano, ottenibile dall’esoscheletro di crostacei, sono un’alternativa molto promettente all’autotrapianto. Forniscono alle fibre nervose un tunnel attraverso il quale ricrescere. Queste protesi – dicono gli esperti – hanno il vantaggio di essere stabili, biologicamente compatibili, facili da suturare chirurgicamente, biodegradabili nel medio periodo (il chitosano si dissolve infatti nel corpo dopo alcune settimane). Inoltre, assicurano un recupero funzionale dei nervi lesionati paragonabile a quello degli innesti auto trapiantati. Un altro aspetto non secondario è che la materia prima ha un bassissimo impatto ambientale poiché vengono utilizzati prodotti di scarto dell’industria alimentare.

Test clinici controllati e condotti in ospedali di diversi Paesi europei permetteranno di definire le potenzialità di questo nuovo strumento a disposizione della medicina rigenerativa e della chirurgia ricostruttiva. La ricerca ha la firma del consorzio internazionale Biohybrid, rappresentato in Italia dall’ateneo torinese con il Nico (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) e dal dipartimento di Scienze cliniche e biologiche.

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