Miele contaminato da polline OGM,No all’ obbligo di indicarlo in etichetta

Per il Miele contaminato da polline OGM ,non ci sarà più l’obbligo di indicarlo in etichetta,nonostante che le importazioni da Paesi a rischio contaminazione come la Cina,registrino un + 29%.

A renderlo noto la Coldiretti sulla base degli emendamenti votati dal parlamento Europeo che modifica la Direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il miele.Il rischio è che venga venduto sul mercato miele con polline ogm senza nessuna indicazione in etichetta perché secondo la relazione, il polline, essendo una componente naturale specifica del miele non va considerato un ingrediente dal momento che rappresenta un valore inferiore alla soglia dello 0,9 per cento prevista dalla legislazione europea.

Una interpretazione che  – continua la Coldiretti – non rispecchia la posizione proposta dalla Commissione Ambiente del Parlamento, in linea con la sentenza della Corte di giustizia, del 6 settembre 2011, secondo la quale il polline è un ingrediente del miele e quindi la presenza di ogm va indicata in etichetta. Il testo modificato – precisa la Coldiretti –  è stato adottato con 430 voti a favore, 224 contrari e 19 astensioni dal Parlamento europeo che, su richiesta della Relatrice, l’On. Julie Girling, ha sospeso il voto finale per dare mandato alla stessa di negoziare con il Consiglio al fine di raggiungere un accordo in prima lettura.

Si tratta di un orientamento preoccupante perché – sottolinea la Coldiretti – la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api. In Italia grazie all’azione della Coldiretti è vietato coltivare ogm e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni biotech come la Cina. L’Italia  – conclude la Coldiretti – importa oltre la metà del proprio fabbisogno con una produzione nazionale per un valore di circa 15 milioni di chili dei quali circa 2 milioni proprio dal gigante asiatico con un aumento del 29 per cento nei primi nove mesi del 2013.

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