Vaccino anti-influenza aviaria prodotto in appena cinque giorni

Lo scienziato americano Craig Venter che nel 2000,svelò il genoma umano virtualmente e qualche anno dopo, stupì  il mondo scientifico annunciando la creazione della prima cellula artificiale, ha dimostrato all’Oms di Ginevra -come ottenere un ceppo virale a migliaia di chilometri di distanza e con questo ceppo mettere a punto un vaccino sintetico in 5 giorni, anziché in 2-3 mesi.

Generalmente il virus viene mandato dalla Cina a un centro come i Centers for disease control (Cdc) di Atlanta dove, in alcune settimane di lavoro, viene passato nelle uova e coltivato. Con 2-3 mesi di lavoro si arriva a un virus selezionato ad hoc, che viene consegnato ai produttori di vaccini. La parola a un italiano che di vaccini è intellettualmente leader internazionale: Rino Rappuoli, responsabile globale della Ricerca Novartis vaccines and diagnostics. È il produttore. Il racconto continua. «Questa volta grazie a Venter le cose sono andate in modo molto diverso – dice Rappuoli -. Il lunedì di Pasqua, a partire dai dati pubblicati online, Venter ha sintetizzato i due geni del virus, spedendoli dalla California al nostro laboratorio di Boston. Il martedì questi geni sono stati messi in una cellula, e venerdì si sono viste le prime placche. Sabato il ceppo era pronto per fare il vaccino». Cinque giorni di lavoro in tutto. Testimoni dell’esordio concettuale del teletrasporto biologico. Per ora invio di ordini per fare una copia, un clone. Come dire creare una copia reale a migliaia di chilometri di distanza. Ma la suggestione si accende e, per quanto riguarda pandemie e vaccini, ha infiammato gli esperti Oms. E l’Italia, con Rappuoli, è tra i protagonisti del progetto.

Venter: «È stato emozionante ed è vero. Per la prima volta la biologia sintetica è stata usata per produrre un vaccino, che poi è stato utilizzato nell’uomo e ha dato risultati positivi. È l’inizio del teletrasporto della vita». Testimone Rappuoli: «Siamo stati molto orgogliosi dei risultati e li abbiamo presentati all’Organizzazione mondiale della sanità, dove sono rimasti molto colpiti. In futuro, in caso di pandemia, da un campione ‘virtuale’ si potrà ottenere rapidamente un vaccino, senza dover isolare il virus e doverlo spedire in giro per il mondo». Un risvolto di una notevole importanza perché anche per la sicurezza e per i timori terroristici. Spiega Venter: «Si riducono in un colpo solo i rischi biologici, i problemi produttivi e i tempi necessari per arrivare a un siero». E Rappuoli: «Occorreranno ancora degli anni, ma questo è il futuro».

 

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