WWF, la salvezza dell’orso polare: il ghiaccio artico

WWF – Il ghiaccio artico che resiste all’estate senza fondersi è l’unica ancora di salvezza per l’orso polare, il più grande carnivoro terrestre che da giugno a settembre ha bisogno di alimentarsi intensamente per accumulare calorie, far fronte alla stagione invernale, riprodursi e dare alla luce cuccioli sani.

Purtroppo gli effetti del cambiamento climatico si accaniscono proprio sul suo unico territorio di caccia.I ghiacci estivi dell’Artico riducono la loro estensione ogni anno  minando le speranze di sopravvivenza di una delle specie simbolo, l’orso polare.

La recente risoluzione del Parlamento Europeo a sostegno dell’istituzione di un Santuario nell’Artico è una buona notizia per l’orso, alla quale però devono seguire azioni concrete per fermare l’estrazione di combustibili fossili, che non solo sarebbero molto rischiose, ma aumenterebbero ancora la CO2 in atmosfera, con ulteriori catastrofici effetti. Oggi gli scienziati concordano che sul fatto che per fermare il cambiamento climatico, almeno due terzi delle riserve non sfruttate di combustibili fossili devono rimanere sotto terra.

L’allarme Orso Polare del WWF per la salvaguardia della specie e del suo habitat   segnalando come le ultime sette estati nell’Artico, dal 2007 al 2013, siano state le più calde mai registrate dai satelliti (registrazioni che risalgono alla fine degli anni Settanta); questo vuol dire che la superficie dei ghiacci estivi marini si è progressivamente ridotta toccando il minimo storico nel 2012, creando problemi di sopravvivenza a gran parte delle popolazioni di orso polare. Nella Baia di Hudson, ad esempio, hanno scoperto che per ogni settimana di anticipo sulla fusione dei ghiacci,  dovuto al cambiamento climatico,  gli orsi perdono in media 10 chili di peso e le condizioni di salute sono visibilmente più precarie. La riduzione dell’estensione del ghiaccio provoca anche l’aumento dell’area di caccia di competitori alimentari dell’orso, come le orche.

Il paradosso è che osservando gli orsi polari si scopre che si tratta di veri ‘campioni’ di conservazione dell’energia : il team del WWF Artico che lavora sul campo con attività di ricerca e sorveglianza, descrive nelle proprie ricerche  esemplari  imponenti capaci di muoversi assai lentamente, evitando ad ogni passo qualunque spreco. La  strategia di sopravvivenza dell’orso polare prevede la conservazione massima dell’energia accumulata nel grasso in un ambiente estremo come quello artico. Questa condizione appare ancor più stridente con l’incapacità umana di ridurre i propri impatti nel consumo di energia, in particolare attraverso l’utilizzo  dei combustibili fossili, contribuendo così al riscaldamento globale che affligge in particolare  gli ambienti polari.

“Se gli orsi sono tanto capaci di conservare l’energia del proprio corpo, come è possibile che gli uomini siano incapaci di fare altrettanto? – ha commentato Pete Ewins, Senior Species Officer for WWF-Canada’s Arctic Program nel corso delle sue spedizioni di studio.

CRISI CLIMATICA:  IL FILO CHE LEGA UOMINI E ORSI 

“L’orso polare è il simbolo per eccellenza del cambiamento climatico in atto, cambiamento che ormai costituisce una grave minaccia per tutti, non solo per gli orsi e i loro habitat e che secondo il 97% dei climatologi in larga parte è causato dall’azione umana – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del WWF Italia – Gli effetti ricadono anche su di noi e il sottile filo che ci lega ormai è drammaticamente visibile: l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha recentemente segnalato una concentrazione senza precedenti di eventi estremi, alluvioni, picchi di calore e di freddo, nei soli primi 2 mesi  del 2014.

Il cambiamento climatico però non è solo una grave minaccia ma può rappresentare anche un’opportunità per disegnare un futuro prospero: il Pacchetto Europeo su Clima ed Energia che l’Unione Europea si appresta a varare, ad esempio, deve agire davvero da volano per la ripresa dell’economia dell’Unione, con obiettivi adeguati sia per la decarbonizzazione che per alcuni dei settori chiave della green economy (rinnovabili ed efficienza energetica). La leadership europea è fondamentale per influenzare positivamente tutti gli altri governi verso un accordo globale entro il 2015, e l’Italia giocherà un ruolo chiave nella COP di Lima alla fine dell’anno, durante la quale avrà la Presidenza UE. ”

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