Discarica di Bussi, mercurio nell’ambiente dal 1902

Pesce contaminato dal mercurio alla foce del fiume Pescara e nel mare antistante.A rivelarlo una relazione dell’ Istituto Superiore della Sanità del 1972, una contaminazione riscontrata nel mare antistante, così come nei capelli dei pescatori che consumavano pesce giornalmente.

Lo sversamento di mercurio nel sito di Bussi ha avuto luogo sin dal 1902 protraendosi fino agli ’90 in corrispondenza con le attività legate all’impianto per produzione di cloro-soda”. Sono alcuni passaggi della relazione a cura dell’Istituto Superiore di Sanità in merito alla pericolosità per la salute umana dei fenomeni di contaminazione delle acque nel sito di Bussi sul Tirino 30 gennaio 2014, depositata al processo in Assise a Chieti sulla discarica ‘dei veleni’ abruzzese.

Uno studio del 1981, prese in esame alcuni campioni di vegetali coltivati in prossimità del fiume rinvenendo concentrazioni medie di piombo pari a 14.6 mg/kg in germogli di grano, 8.1 mg/kg in cariossidi di grano, 20 mg/kg in foglie di olivo. Ancora oggi – continua la relazione – basandoci su una consistente base di informazione (Efsa 2013) possiamo valutare i valori medi riscontrati sui vegetali raccolti nell’intorno del sito come, nel caso dei germogli di grano, ca. 292-561 volte superiori ai livelli tipici di concentrazione di piombo rinvenibili nell’alimento e, nel caso dei semi di cereali, ca. 158-225 volte superiori ai livelli tipici di concentrazione di piombo rinvenibili nell’alimento.

Gli esperti dell’Istituto superiore di sanità non hanno dubbi: “Si ravvisa un pericolo concreto per la salute umana rispetto al rischio di ingestione di mercurio, veicolato tramite suolo, sedimenti ed acque superficiali nella filiera alimentare”. E Augusto De Sanctis del Forum abruzzese Movimenti per l’acqua chiama in campo le istituzioni silenziose: “Gli amministratori stanno sottovalutando ad oggi la portata drammatica della situazione legata alla megadiscarica di Bussi. L’esposizione più grave alle sostanze pericolose è avvenuta attraverso l’acqua, ma non è stata l’unica. La contaminazione del territorio e della catena alimentare è altrettanto preoccupante. Invito gli amministratori della cosa pubblica a leggere la relazione dell’Istituto superiore di sanità sulla situazione in cui si sono trovati 700mila abruzzesi, senza informazioni né difese, non per un giorno ma per diversi decenni”.

E ora gli ambientalisti chiedono un’indagine epidemiologica non solo sui tumori ma su tutte le malattie potenzialmente riconducibili all’esposizione ad inquinanti. L’unico studio preliminare redatto in Abruzzo è del 2012 ed è stato tenuto nei cassetti della Regione per più di un anno. I ricercatori ammonivano sulla necessità di approfondire la ricerca proprio in considerazione dei dati preoccupanti che emergevano, con i residenti dei comuni della zona di Bussi-Popoli e dell’area metropolitana di Pescara che mostravano alte frequenze di tumori rispetto alla media regionale, “frequenze significative da un punto di vista statistico”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie