I Diavoli della Finanza – Guido Maria Brera – video

La verità è che per stampare denaro e comprare con questo denaro i Titoli di Stato devi avere due pilastri fondamentali: avere una moneta di riserva forte, come il Dollaro, poco soggetta a svalutazioni improvvise; non devi avere inflazione, perché in automatico nessuno vuole più sottoscrivere il tuo debito pubblico. Guido Maria Brera, chief investment officer di una società di gestione patrimoniale e scrittore

Mi chiamo Guido Brera, mi occupo da vent’anni di risparmio gestito. Oggi parliamo di tematiche importanti, che riguardano la crisi politica ed economica attuale. Il mio punto di osservazione parte dal concetto del neoliberismo, che è qualche cosa che nasce circa trent’anni fa ed è una filosofia totalizzante che mette l’individuo al centro del mondo. Mi ricordo la Thatcher che disse: “Noi siamo una somma di individui, non dobbiamo considerare la società come tale, ma come una somma di singole persone.”

Con il neo liberismo l’individuo può scegliere che cosa effettivamente è bene per lui, in maniera autonoma. Viene quindi abbandonato il concetto dello Stato, che ti accompagna dalla culla fino alla morte, ma il nuovo welfare state sono le banche, quindi lo Stato delega alle banche affinché eroghino credito all’individuo, che con quel credito facile può comprarsi una casa, una polizza vita, l’education, andare a scuola e pagarsi le scuole migliori. Tutto quanto, però, indebitandosi. Apparentemente la struttura poteva avere anche un certo fascino, la verità è che ha portato a conseguenze imprevedibili e gravi, quale lo smantellamento della classe media, ha portato a quella che è la conseguenza più grave: l’assenza delle pari opportunità. Abbiamo una disuguaglianza tra ricchi e poveri che è ai massimi del dal 1929.

Concentriamoci un attimo su uno dei cardini del neoliberismo, cioè il dare credito facile a tutti, che comporta bassi tassi di interesse, basso tasso di inflazione e comporta la possibilità di stampare denaro in quantità importante.

Secondo me stampare denaro è una delle forme che più aumentano la disuguaglianza tra ricchi e poveri. Nel mio libro “I Diavoli” – un romanzo in cui cerco di spiegare la finanza un po’ a tutti – c’è un padre che racconta al figlio che cosa vuole dire stampare denaro. Io ho utilizzato lo strumento della neve: c’è una bellissima nevicata che si posa su tutto il manto terrestre, solo che dove c’è ombra la neve si accumula, dove invece c’è il sole la neve si scioglie. Ergo: stampare denaro non fa altro che aumentare il denaro dove il denaro già c’è e dove non ci sono le condizioni perché quel denaro proliferi il denaro lì, la neve si scioglie. Stampare denaro è stato sempre invocato come la soluzione di ultima istanza per risolvere i problemi della crisi, però chiediamoci una cosa: chi può veramente stampare denaro e finanziare la spesa pubblica? La verità è che per stampare denaro e comprare con questo denaro i Titoli di Stato devi avere due pilastri fondamentali: avere una moneta di riserva forte, come il Dollaro, poco soggetta a svalutazioni improvvise; non devi avere inflazione, perché in automatico nessuno vuole più sottoscrivere il tuo debito pubblico.

Per non avere inflazione devi continuamente fare una svalutazione interna, che vuol dire aumentare la diseguaglianza anche a livello di politica economica. Io non posso stampare denaro se non comprimo i salari al ribasso costantemente. E qui veniamo all’imbroglio, perché il consumatore occidentale è sempre più indebitato in Stati sempre più indebitati, e in più con una compressione di salari al ribasso. Questo comporta che le pari opportunità per tutti svaniscono.

Perché la classe media e le classi più basse sono quelle che più pagano una politica basata solamente sulla espansione della base monetaria, cioè sullo stampare denaro? Perché l’inflazione davvero sotto controllo è l’inflazione da domanda, cioè il consumatore in realtà si sente più ricco, perché importando da Paesi che hanno un costo del lavoro molto basso, può effettivamente comprare più beni, ma sono discrezionali, cioè beni di cui lui non ha realmente bisogno. Le magliette oggi costano molto meno che vent’anni fa, e anche un sacco di componenti di elettronica, dai cellulari al registratore, alle televisioni valgono e costano molto meno, quindi c’è l’illusione per il consumatore di essere più ricco in quanto lui può spendere più soldi o meglio con i soldi che spende può avere più cose da comprare.

C’è però un altro tipo di inflazione, che pochi citano, l’inflazione da Asset che impatta sui beni di cui realmente abbiamo bisogno. Le case nessuno più se le può permettere, perché costano di più, l’educazione dei propri figli nessuno più se la può permettere, perché costa di più, e ricordiamoci che l’education è la più grande arma per favorire l’ascensore sociale, se tu poi devi spendere 20-30 mila Euro l’anno come è in Inghilterra oggi per educare un figlio, è ovvio che dopo uno o due anni devi smettere di farlo.

E’ ovvio che più stampi denaro e più il potere di acquisto del denaro vale meno. Il problema di stampare denaro è che il denaro è un po’ come le radiazioni, va ovunque. Siccome c’è una libera circolazione dei capitali se la banca centrale americana o quella giapponese stampano denaro le inefficienze di questo sistema arrivano anche in Europa. La Banca Centrale Europea in questo senso è la più virtuosa, nel senso che le resistenze a fare il cosiddetto quantitative easing a oggi sono state tutto sommato corrette. Il problema dell’Euro e della soluzione della crisi dell’Euro non va ricercato quindi nello stampare più denaro, ma nel fatto che noi dobbiamo migliorare l’Euro.

Oggi in realtà noi non abbiamo una moneta unica europea, perché è come se avessimo in Italia, una Lira piegata al Marco, perché il tasso di interesse dell’Euro in Italia è diverso dal tasso di interesse dell’Euro in Germania. Il cosiddetto spread vuole dire che l’Italia emette a un tasso di interesse superiore a quello tedesco. Su questo ovviamente dobbiamo combattere. L’Euro di per se è un bellissimo progetto, ma deve essere seguito da una unione fiscale e prima di tutto, politica e poi bancaria. Nel 2012 l’attacco all’Euro è stato fatto anche per alcuni versi in maniera scientifica, perché in quella fase il dollaro si era visto davvero insediata la sua posizione di moneta di riserva su scala mondiale.

Nei Diavoli ho paragonato la finanza a un palcoscenico di un teatro. E’ buio e c’è qualcuno che muove questo faro, questo occhio di bue, illuminando determinati temi. Ecco, io credo che a un certo punto nel 2012 si è voluto illuminare l’Euro, con tutte le sue fragilità, per fare risultare l’Euro più fragile e il dollaro come un bene rifugio.

Sono ottimista sull’Italia. E lo sono perché questo veramente è il più bel Paese del mondo, dove la qualità della vita è molto alta e pensiamo alle nuove tecnologie, queste ti consentiranno sempre più di delocalizzare l’impresa e di andare a lavorare più o meno dove uno vuole. Cambiare motore, le ricette sono sempre le stesse, investire sulla cultura, sul turismo, rispettare l’ambiente, più di ogni altra cosa, perché l’asset più importante che l’Italia oggi ha è l’ambiente. Se questo è vero, come è vero che l’Italia è uno dei posti più belli del mondo, secondo me noi dobbiamo solamente curare il paese il più possibile per poter accogliere più imprese possibili e più gente possibile che vuole venire a lavorare qui e venendo a lavorare qui creerà indotto e creerà nuovo lavoro e nuovi posti per tutti.

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