L’archeologia arborea a San Lorenzo di Lerchi: dove si riscoprono le varietà di frutta più antiche

L’archeologia arborea è la ricerca di vecchie varietà di piante da frutto, un’iniziativa nata e partita circa trenta anni fa nei territori dell’Alta Valle del Tevere, antico crocevia di diverse regioni, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Nasce dall’interesse nei confronti delle tradizioni e degli usi popolari, dei sistemi di coltivazione e della storia anche alimentare per verificare l’importanza che le antiche piante potevano avere avuto ai vari livelli della vita sociale, economica e religiosa.

Lo scopo fondamentale e primario di questa iniziativa è stato quello di salvare concretamente queste piante, lavorando quindi sempre con un carattere di estrema urgenza in quanto ogni anno abbiamo visto scomparire definitivamente sempre più numerose varietà ed ecotipi a vantaggio dell’agricoltura di massa. In concreto si va a cercare nei luoghi ancora abitati dagli anziani agricoltori, dove è possibile ritrovare oltre alla frutta anche ogni informazione e conoscenza popolare. In seguito si visitano anche i poderi abbandonati, antichi nuclei abitati, giardini parrocchiali, ville padronali e orti dei monasteri, soprattutto quelli di clausura.

Molte informazioni e dati si ottengono consultando vecchi manuali di agricoltura, testi delle cattedre ambulanti di agricoltura e di toponomastica. Con il materiale ritrovato in circa trentanni di lavoro scrupoloso, è stata costituita una ricca collezione nella azienda agricola di S. Lorenzo di Lerchi, Perugia.

La collezione contiene circa 400 esemplari tra varietà di specie tra melo, pero, ciliegio, susino, fico, mandorlo, nespolo e melo cotogno, in 150 varietà diverse tutte in produzione. Ogni varietà presente è stata studiata e catalogata, studiando le potenzialità, la produttività e le possibilità diffusione e commercializzazione. Fra queste, alcune tipologie sono pressochè uniche e presenti solo in questo piccolo paradiso che le ospita.

Lo scopo è principalmente quello di testimoniare e conservare questo antico patrimonio storico e culturale, ma anche forti potenzialità dal punto di vista didattico e sprimentale. L’interesse è anche dal punto di vista genetico, in quanto le antiche varietà ritrovate sono potenziali risorse da utilizzare, rendendo così San Lorenzo un serbatoio che favorisce il mantenimento della biodiversità e delle produzioni locali.

Condividi questo articolo: 

Altre Notizie