Da una zucca nasce una spugna vegetale a impatto zero: la Luffa

Sentir parlare di Luffa (o Loofa), mi fa venire in mente una ben più nota esclamazione: “uff” che usiamo quando siamo annoiati o scocciati. Ma dato che non siamo qui a giocare al gioco dell’associazione di idee o parole, concentriamoci invece su questo utilissimo prodotto naturale.

La Luffa è un tipo di zucca, coltivata in paesi quali l’Indocina, l’Indonesia, le Antille francesi e l’Asia tropicale in genere, e che viene oggi coltivata come pianta ornamentale, alimentare, officinale e da fibra. Naturalemente questo tipo di coltura si è diffusa anche in altri parti del mondo e vi sono coltivazioni di successo anche in Italia, soprattutto in Sardegnae Sicilia, dove il clima è favorevole.

Essendo u ntipo di zucca, fa parte della numerosa famiglia delle Cucurbitacee (come il cocomero) e annovera una decina di specie, ma una in particolare ci interessa: la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), che è utilizzata soprattutto a scopo alimentare e per altri usi commerciali.

La Luffa cylindrica è una grande pianta rampicante, che produce frutti allungati e cilindrici, va seminata verso la fine di marzo e la sua coltura richiede molta acqua, con irrigazioni frequenti e abbondanti.

Una volta maturata,la polpa del frutto si modifica e, da morbida e commestibile allo stadio giovanile, diventa all’interno fibrosa e spugnosa, e le sue fibre divengono coriacee ed elastiche.

I frutti della Luffa sono commestibili solo allo stadio giovanile, cioè quando ancora immaturi, infatti ricordano le nostre zucchine. Si consumano previa cottura in minestre o dopo frittura; in quest’ultimo modo si possono cucinare anche i fiori maschili, che ovviamente non producono frutto, proprio come noi europei facciamo con i fiori di zucca, solo che questi vengono colti prima che sboccino.

Il frutto, nel corso del suo accrescimento, diviene non commestibile anche per l’accumulo di sostanze amare e purganti, oltre che per la lignificazione delle fibre.

Il suo lattice, che si ottiene incidendo o tagliando il fusto, viene usato a scopo officinale, per la preparazione di saponi e cosmetici, mentre a scopi medicinali vengono utilizzati sia le foglie, sia i frutti.

Altrimenti se lasciati maturare, i frutti diventano duri e fibrosi e la loro polpa diventa immangiabile: è a questo stadio che subentra l’uso della Luffa in campo cosmetico; lo stroma interno, a questo stadio è una rete di fibre elastiche, che vengono ulteriormente espurate da residui polposi, buccia e semi, attrverso un processo di macerazione in acqua.

A questo punto la Luffa viene pelata, si toglie cioè la parte più esterna del frutto, l’epicarpo, una volta essiccato. Lungo il frutto si trovano delle nervature che lo ricoprono in senso longitudinale, alla base delle quali vi è un nodo piuttosto resistente. Quando il frutto è ben maturo viene bagnato e lo strappo del nodo e delle sue nervature porta alla rapida pelatura del frutto stesso, un po’ come si fa per le banane.

Quello che rimane è un reticolo spugnoso di fibre, soffici ma resistenti, molto leggere, di forma cilindrica e di grosse dimensioni, anche 50-60 cm. di lunghezza e con un diametro fino a 20 cm, ma con un peso di soli 30-50 grammi. A questo punto avviene la cernita del prodotto, che viene poi confezionato in vari modi per i diversi usi.

Proprio per queta sua perticlare caratteristica fisica e meccanicadelle fibre, la Luffa è stata sempre tradizionalmente utilizzata per la produzione di “spugne vegetali”, naturali, ipoallergeniche e biodegradabili, ottima alternativa alle spugne sintetiche, utili per l’igiene personale, soprattutto per la loro azione levigante della pelle.

Usata per il massaggio della pelle sotto la doccia o durante il bagno, la Luffa, bagnata e insaponata, produce un vero e proprio “peeling”, che elimina le cellule morte superficiali, facilitando il ricambio cellulare grazie al suo effetto esfoliante e rendendo la pelle morbida e liscia in maniera più delicata rispetto all’uso del guanto di crine. Ha anche il vantaggio che si sciacqua facilmente e dato non trattiene sapone e asciuga rapidamente, non ammuffisce come fanno a volte certe spazzole e spugne di altri materiali, quindi dura moltissimo tempo ed è più igienica.

La sua azione è miracolosa per evitare la formazione di quegli antiestetici accumuli cheratinici conseguenti all’uso della ceretta depilatoria, conseguenza della ricrescita sottopelle dei peli dentro i pori (peli incarniti). In questo caso prima di usarla, basta applicare sulla pelle un olio emolliente, come olio di Mandorle, o una crema grassa come il Burro di Karité, e lasciar ammorbidire per alcune ore, poi effettuare un massaggio circolare sulla zona da trattare con la Luffa sempre bagnata e insaponata: la pelle perderà quell’orribile aspetto di “pelle d’oca” e tornerà di nuovo liscia e gradevole.

Oppure si può effettuare un massaggio delicato, con movimenti circolari sulla pelle asciutta, con la Luffa ugualmente asciutta, per riattivare la circolazione sanguigna, oppure per fare uno “scrub” più profondo, soprattutto sui gomiti e sui talloni.

I vantaggi saranno palesi anche per le zone soggette a cellulite, poichè un massaggio quotidiano effettuato con la Luffa, facilita l’assorbimento di eventuali creme anticellulite, migliorando contemporaneamente la circolazione del sangue.

La Luffa non viene assolutamente trattata, si taglia a pezzi il reticolo fibroso del frutto, ricavando da esso 4-5 spugne, in base alla sua grandezza, anche applicando loro un manico in modo da ottenere una “spazzola” di Luffa per lavare la schiena; ma con questo frutto si confezionano anche delle manopole da bagno e delle strisce lavaschiena, con una parte di tessuto e una di Luffa, così da avere una parte un po’ più ruvida e una più morbida per le zone più delicate del corpo.

Nasce da questa particolare destinazione dei frutti di Luffa il nome francese di “Courge-torchon” (panno di zucca) che serve, volgarmente, ad individuare tali zucche.

Ma vi son oanche altri usi della Luffa: quella di qaulità di qualità più morbida e con la trama del reticolo più largo, meno adatta come spugna, si usa per imbottiture e per riempimento di vari oggetti domestici (sedie, poltrone ecc.), oppure per confezionare dischetti detergenti per il viso, o anche come suola per ciabattine di cotone, o come solette sottopiede traspiranti per le scarpe, come materiale isolante termoacustico, per imballaggi, o anche come substrato per colture idroponiche, e come abrasivo multiuso, per esempio in cucina per le stoviglie, ed altro ancora.

Il campo di utilizzazione della Luffa è dunque piuttosto vato, perchè naturale al 100%, biodegradabile e oltretutto rinnovabile (basta coltivarla!), quindi eco-compatibile, potrebbe sostituire molti materiali tradizionali, di solito più inquinanti, con grande vantaggio per l’ambiente.

Credo che dovremmo darle una chance, provandla almeno una volta per comprovare le sue qualità e contribuire a diffonderla.

 
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