Un cocktail di anticorpi per curare l’Ebola

Un lavoro sperimentale pubblicato ieri su Nature, dimostra la reversibilità dei sintomi di infezione da Ebola in una specie di primati (Macachi Rhesus) grazie alla somministrazione di un cocktail anticorpale entro i primi 5 giorni.

I ricercatori (Xiangguo Qio, Larry Zetlin et al.) hanno utilizzato una linea di anticorpi monoclonali ottenuti perfezionando ed ottimizzando precedenti cocktail anticorpali e che si sono rivelati capaci di indurre la regressione della infezione nel 100% dei macachi studiati.
Fino ad oggi, rilevano gli autori, in assenza di un vaccino o di un farmaco autorizzato, non si è riusciti, malgrado gli sforzi congiunti di molte organizzazioni internazionali a contenere la diffusione del virus in Africa occidentale. La combinazione di anticorpi preparata dagli studiosi, la ZMapp ha di fatto prodotto la regressione delle alterazioni negli esami di laboratorio e nei sintomi clinici degli animali affetti.

Le scimmie sulle quali si è svolta la sperimentazione sono state in una prima fase divise in due gruppi, ciascuno di sei individui e trattati con due diverse miscele anticorpali ZMapp1 e ZMapp2 . Ciascuno dei gruppi ha ricevuto 3 dosi dello ZMapp per via venosa ad intervalli di tre giorni tra una dose e l’altra: nel gruppo A (ZMapp1) sono sopravvissuti tutti ed a trattamento completato i sintomi sono regrediti, la viremia è scesa o azzerata e migliorati gli esami di laboratorio.

Nel gruppo B (ZMapp 2) sono sopravvissuti 5 dei sei macachi. In una ulteriore sperimentazione gli animali sono stati suddivisi in tre gruppi di cui uno di controllo (non infettato) e dei due gruppi trattati tutti sono sopravvissuti all’infezione. Il corso delle sperimentazioni ha coinvolto i macachi ed un certo numero di cavie.

Rispetto ai precedenti trattamenti effettuati con anticorpi quello presentato dagli autori ha il vantaggio di una maggiore percentuale di efficacia con possibilità di poter debellare l’infezione se somministrato nei primi giorni (entro cinque giorni) laddove altri trattamenti potevano risultare efficaci solo nelle prime ore. Lo ZMapp è riuscito a bloccare la malattia conclamata già in presenza di eruzioni cutanee, emorragie ed alterazioni epatiche, di conseguenza questo rappresenta un significativo progresso: nel migliore dei casi tuttavia i test di sicurezza per la sperimentazione umana richiederanno alcuni mesi, durante i quali l’epidemia probabilmente continuerà a mietere altre vittime.

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