Dal legno al petrolio: l’era della farfalla nera

In una società votata al consumismo più sfrenato, non si ha tempo per porsi delle domande sulle abitudini quotidiane e sul loro impatto ambientale. C’è un particolare periodo della storia che ha sconvolto irreversibilmente la vita del nostro pianeta. Una sorta di anno zero dell’umanità. Il punto di inizio della cessazione degli equilibri interni della Terra: la rivoluzione industriale.

L’utilizzo delle risorse naturali. In ogni epoca, l’uomo ha cercato di sfruttare le risorse ambientali per ovviare alle intemperanze climatiche e rendere più agiato il suo stile di vita. Tutto avveniva con una perdita contenuta della biodisponibilità del nostro ecosistema, sia perchè la richiesta era modesta, sia per la natura dei materiali impiegati. Il legno, ad esempio, era la materia principe per ogni artificio umano. Il carbone di legna (o carbone vegetale) veniva utilizzato fin dall’antichità per permettere all’uomo di riscaldarsi. Esso produceva limitate quantità di fumo, risultando idoneo per gli scopi di utilizzo senza incidere in modo consistente sulla composizione atmosferica. Tutt’ora, per alimentare il fuoco nei nostri camini e nei preistorici rituali del barbecue ce ne serviamo, ma in misura decisamente inferiore, rispetto al passato.

Un’esigenza inutile. Con la crescita demografica e il desiderio di percorrere lunghe distanze della popolazione occidentale, diveniva sempre più crescente la richiesta di energia e, quindi, della materia prima che la generava. Il legno, componente primario delle imbarcazioni e delle abitazioni, non poteva più soddisfare una domanda progressivamente sempre più elevata. La carenza dovuta a massicce deforestazioni, poneva, in maniera urgente, la necessità di attingere energia da altre fonti.

Così, nella seconda metà del 1700, venne scoperto che il carbon fossile poteva generare una potenza tale da sostenere il funzionamento della macchina a vapore ( ideata da Thomas Newcomen, adattata da James Watt per ottenere le massime prestazioni ), prodotta in quel periodo, e dare un colpo netto all’esplosione dell’industria siderurgica, chimica, tessile e agricola. In men che non si dica, tutti gli scienziati più in voga del tempo furono reclutati per progettare sistemi di trasporto e migliaia di miniere vennero riempite di operai per l’estrazione di questo fossile. Si utilizzavano diversi treni a vapore (utilizzanti carbone) per trasportare il fossile dalle miniere alle fabbriche: è iniziata l’epoca dei pazzi (non confondetevi con l’antica famiglia fiorentina, ben più sana di mente).

L’inquinamento: il caso della Biston Betularia. Questa farfalla in origine era bianca. Con l’apertura delle fabbriche a carbone, i fumi resero le sue ali nere. In meno di 5 anni, dal 1845 al 1850, gli esemplari bianchi furono rimpiazzati dalle nere. La selezione del colore nero per questi lepidotteri fornisce un indice dell’immissione di polveri nell’aria dovute alla combustione.

La corsa al guadagno. Thomas Alva Edison, inventore della lampadina e uomo d’affari senza scrupoli ( celebre il suo esperimento in pubblica piazza per dimostrare che la corrente alternata di Tesla fosse mortale, utilizzando un cane come cavia al quale vennero applicati i cavi che conducevano l’energia continua dello stesso Edison che portarono alla morte dell’animale) , alla fine del 1800, diede il via all’utilizzo del carbone nelle centrali elettrice per la produzione di energia ad uso domestico.

Parallelamente all’osannazione del carbon fossile, sorgono i primi giacimenti petroliferi e le prime trivellazioni ad opera di Edwin Drake. John Davison Rockfeller, un commerciante senza morale, cominciò la scalata al monopolio della raffinazione dell’oro nero (utilizzato in precedenza solo per estrarre il cherosene impiegato come combustibile nelle lampade a petrolio) . Sempre alla fine del secolo, Rockfeller, considerata la svalutazione del petrolio dovuta alle numerosissime riserve che sorgevano quasi ogni giorno, cercò una nuova applicazione del combustibile e questa possibilità venne data dal Karl Benz, con l’automobile.

Da qui in poi, è un crescendo di follie. Il combustibile venne impiegato largamente nella seconda guerra mondiale per alimentare carri armati e camionette, per la costruzione delle bombe, per la sperimentazione farmaceutica, mentre i magnati petroliferi si arricchivano in modo osceno vendendo a chiunque ne facesse richiesta.

L’intoppo. L’espansione assoluta del petrolio, però, era impedita da una semplice pianta: la canapa. Questa era largamente utilizzata per la produzione di vestiti, carta, biocarburanti, vernici e farmaci. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli USA, all’inizio del ‘900, stimò una crescita esponenziale per la coltivazione di canapa che avrebbe potuto portare, in seguito, il Paese fuori dalla Grande Depressione per gli introiti che questa attività avrebbe generato per le tasche dei cittadini americani e le casse della nazione. Henry Ford, nel 1937, costruì la prima auto composta interamente in fibra di canapa con una resistenza agli urti molto superiore a quelle costruite in ferro.
I due magnati del petrolio, Rockfeller e Du Pont, miravano, però, al monopolio della manifattura costituita dai derivati del petrolio. La canapa costituiva un ingombro economico per loro.

Così, il Segretario del Tesoro degli Stati Uniti (banchiere azionista della Du Pont) insieme al Presidente degli USA Harding (finanziato anch’egli dai petrolieri nella campagna elettorale), spinsero i membri del Congresso degli Stati Uniti a votare la Marihuana Tax Act che diede inizio al proibizionismo della canapa e all’occupazione esclusiva della scena mondiale del petrolio.

Con le massicce campagne mediatiche volte a manipolare le persone sugli effetti nocivi ( senza alcuna validità scientifica ) della cannabis, l’opinione pubblica cascò nel tranello e seguì ciecamente il suo presidente.
Eliminati i rivali, le compagnie petrolifere conquistarono la scena. Attualmente, nonostante si conoscano e si utilizzino diversi tipi di energia alternativa, ancora vige il dominio del fossile.
Vi siete mai chiesti perché?

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