I cambiamenti climatici distruggono le antiche foreste europee

L’inquinamento e la continua espansione umana sono una grave minaccia per l’ambiente ed in particolare per le foreste, che risentono di venti anomali, scolotidi e incendi. Ad oggi le foreste europee godono sì, di una certa protezione, ma i cambiamenti climatici rendono vani i tentativi di mantenere intatte le vestigia delle grandi foreste eurasiatiche che un tempo ricoprivano la terra.

Gli studi portati avanti nell’ultimo decennio da Rupert Seidii, Mart-Jan Schelhaas, Werner Rammer e Pieter Johannes Verkerk di BOKU (Vienna), con l’Università di Wageningen e l’Istituto Europeo Forestale in Finlandia, hanno dimostrato che, inserendo i dati raccolti in particolari programmi di modelli climatici, le previsioni sul futuro delle foreste sono piuttosto negative.
Il pericolo riguarda “la quantità di carbonio” presente nelle foreste, il quale regola naturalmente la quantità di anidride carbonica. Si stima che nel prossimo futuro andremo a perdere milioni di metri cubi di legname ogni anno.

Mentre si lavora alacremente per cercare di aumentare questo inesorabile abbassamento di carbonio nelle foreste, la perdita di legname prima del 2030 rischia però di impedire che ciò si realizzi. L’attuale gestione delle foreste attualmente include anche nuove metodologie alzare l’assorbimento di carbonio.

Se vogliamo che queste tecniche funzionino sarà necessario migliorare la resistenza degli alberi al fuoco, ai parassiti scolotidi e a certi tipi di venti. A questo proposito sono necessari “frangiventi”, gestione accurata degli incendi e varietà di insetti resilienti su aree vaste dell’emisfero nord, come per le poche grandi aree boschive dell’Europa Occidentale. Nell’emisfero sud, come in Australia e in California, il fuoco si dimostra difficile da gestire. In Spagna e in Protogallo invece, riuscire a mantenere le querce da sughero e altre specie endemiche sarà una vera sfida.

E poi ci sono i problemi causati dal parassita maggiolino capace di diffondere infezioni fungine. La Gran Bretagna rischia di perdere il frassino (Fraxinus excelsior) dopo aver già perso l’olmo, l’Ulmus Procera tanto diffuso in Europa e Nord America alcuni decenni fa. In tutta Europa queste specie sono scomparse o gravemente minacciate. Il riscaldamento dell’emisfero nord si tradurrà nella diffusione, in queste zone, di numerose specie di coleotteri parassiti che diffonderanno infezioni fungine.

La speranza è che le talee di olmo, quercia e frassino costituiscano la base di nuove piantagioni semi naturali di queste specie in via di estinzione, parte di grandi ecosistemi che hanno contribuito a creare comunità di insetti, mammiferi e uccelli in quelli che erano antichi e annosi boschi.

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