L’ecoturismo whale-watching mette a rischio i cetacei

Non sempre l’amore (o la curiosità) per gli animali fa proprio bene agli animali: un esempio di questo è il cosiddetto ecoturismo marino, vale a dire quelle gite organizzate in imbarcazioni con lo scopo di condurre i turisti nelle zone di avvistamento di cetacei, balene e delfini. In realtà l’invasività dei turisti ed il traffico di natanti disturba gli animali, tanto che se ne è appunto parlato la settimana scorsa al Congresso internazionale per la conservazione marina, tenutosi a Glasgow nel Regno Unito.

Le attività di cosiddetto whale-watching in effetti hanno finito per modificare le abitudini degli animali ed anche per ridurne la presenza in determinate aree: il numero di persone che si avventurano in questo genere di viaggi è considerevolmente aumentato dal 1990 al 2008 (l’ultimo anno per cui si dispone di dati completi) da 4 milioni a 13 milioni. In caso di collisione con le barche l’animale può rimanere ferito o ucciso, ma il dato ancora più allarmante sta nel fatto che la sola presenza di tante imbarcazioni produce una condizione di stress nei cetacei. I delfini nei mari della Nuova Zelanda, ad esempio, si stanno allontanando dai loro territori abituali e dalle risorse alimentari che vi sono contenute, per evitare il disturbo arrecato da questo genere di ecoturismo.

Al momento non è ancora chiaro se talune modificazioni comportamentali siano transitorie e reversibili o se invece siano destinate a durare a lungo nel tempo dimostrando così un più gravi conseguenze delle attività di disturbo sugli ecosistemi marini.

Malgrado esistano specifiche linee guida e zone proibite l’impatto con le imbarcazioni ha ucciso almeno dieci delfini a Bocas del Toro (Panama) tra il 2012 ed il 2013.
In presenza delle imbarcazioni gli animali reagiscono come in presenza di predatori con intensificazione quindi dei livelli di stress .
La questione rimane tuttavia difficile da dirimere in quanto il whale-watching è spesso una risorsa economica per le popolazioni locali tra le quali alcune in passato si dedicavano invece alla caccia di balene, rispetto alla quale il whale-watching è naturalmente preferibile.

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