Futuro lavoro: sette nuovi mestieri

Dai classici lavori di oggi, potrebbero, per naturale evoluzione, nascere nuove professioni, il cui sviluppo si adatterà ad un mondo in rapida evoluzione. Come tali, i mestieri del futuro saranno anche la combinazione di due o più professioni di oggi, incrociando competenze, avvalendosi di nuove tecnologie e studiando le sempre nuove problematiche che l’uomo dovrà affrontare.
Ecco dunque almeno sette di queste professioni del futuro, futuro sempre più vicino.

Pilota di droni: certo ancora non sappiamo se Amazon li userà veramente per spedirci la merce a casa, ma è indubbio che i droni sorvoleranno sempre più numerosi i nostri cieli. La Federal Aviation Agency americana stima che entro il 2018 ce ne saranno almeno 30 mila in giro per il mondo. Il che significa altrettante persone in grado di pilotarli. Urge brevetto.

Urban farmer: si tratta dei neo-contadini che lavorano negli spazi urbani, sui tetti o addirittura nei bunker sottoterra, usando le moderne tecnologie idroponiche. Dickson Despommier, professore di microbiologia alla Columbia University colui che ha sviluppato l’idea di agricoltura verticale nel 1999, è sicuro che questa professione diventerà sempre più attraente a causa dei cambiamenti climatici e del lievitare dei costi dell’agricoltura convenzionale. Siete pronti a coltivare i pomodori sul tetto?

Stampatore di cibo: e qui siamo in ambito di stampanti 3D. All’ultima edizione dell’IFA di Berlino è stata presentata una stampante 3D low cost (da 399 euro), segno che presto la stampa 3D diventerà alla portata di tutti. Quindi anche degli chef, come rivela la storia del Dr. Kjeld van Bommel, che esattamente 2 anni fa ha presentato in Olanda una stampante 3D in grado di produrre cibo, utilizzando comuni ingredienti da cucina. Dovremmo dire addio alla cara, buona e creativa cucina convenzionale?

Designer di rifiuti: la nostra è l’era del riciclo dei rifiuti. Ma dal riciclo non si ricavano solo cose utili: una forma di recupero che diventerà popolare entro il 2030 è l’upcycling, ovvero la pratica di trasformare i rifiuti in prodotti alla moda; per esempio, vecchi spazzolini da denti in braccialetti o vecchie taniche in borse o vasi per le piante. E voi cosa trasformereste?

Architetti e paesaggisti di realtà virtuale: anche Oculus Rift, il visore per la realtà virtuale, non sarà più usato solo per giocare. Architetti come Jon Brouchoud (e non solo lui) lavorano per creare scenari 3D più che realistici, in grado di sostituire i vecchi plastici in architettura. E c’è chi dice che questa nuova frontiera dell’architettura si spingerà fino alla creazione di paesaggi artificiali che potremo esplorare dalla poltrona di casa.

Programmatore di intelligenze artificiali: un assaggio ce lo ha già dato Siri, l’assistente vocale dell’iPhone, prova più tangibile che l’A. I. è alla portata di tutti. E una nuova generazione di ingegneri/psicologi è al lavoro per renderla sempre più “umana”, come dimostra Eugene Goostman il software progettato per chattare con esseri umani, in grado di mimare la personalità e i discorsi di un ragazzo di 13 anni: a giugno ha sostenuto un test di Turing, ingannando 3 giudici su 10.

Rewilder: e questo è secondo me il più bello, cioè riportare i luoghi distrutti dall’uomo allo stato di natura. Questo è l’ambizioso compito del rewilder, termine che non ha ancora un equivalente nella nostra lingua (ma che potremmo tradurre con “riselvaggiatore”). Alcuni progetti come Rewilding Europe per ora prevedono di portare gli animali là dove sono scomparsi. Ma in futuro le competenze dei rewilder potrebbero tornare utili, per esempio, per ridare vita ai luoghi deturpati dall’abusivismo edilizio (più di 46000 ordinanze di demolizione in 10 anni solo in Italia).

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