Minerale o di rubinetto? Voi di che acqua siete?

Molti forse pensano che non vi sia differenza alcuna, e invece le acque minerali e quelle potabili hanno ben distinte origini e sono disciplinate da leggi diverse.

Secondo la legislazione in generale, le acque per il consumo umano devono essere salubri e pure, cioè non devono contenere microrganismi e parassiti né altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un pericolo per la salute. Detto questo, dobbiamo aggiungere che l’acqua minerale naturale contiene sali minerali che, insieme a piccole quantità di oligoelementi, possono conferire all’acqua particolari proprietà salutari. Inoltre, per essere definita “minerale”, l’acqua deve essere imbottigliata così come sgorga dalla sorgente, senza subire nessun tipo di trattamento. L’acqua del rubinetto è comunemente definita “potabile”, è distribuita tramite gli acquedotti e può essere trattata chimicamente per garantirne la salubrità.

Un elemento importante: l’origine

L’origine è l’aspetto che maggiormente differenzia i due tipi di acqua. Quella minerale proviene da sorgenti o falde sotterranee protette e incontaminate. È batteriologicamente pura all’origine e ha composizione e temperatura costanti. Caratteristica sua propria è che arriva in tavola così come sgorga alla fonte (dove è anche imbottigliata) ed è dotata di un’etichetta dove si possono controllare tutte le sue componenti e la provenienza.

L’acqua del rubinetto invece, viene prelevata da laghi e fiumi, falde sotterranee o superficiali e può, eventualmente, essere sottoposta a trattamenti di disinfezione antibatterica attraverso l’utilizzo di agenti come cloro gassoso, ipoclorito di sodio e biossido di cloro. Altri trattamenti possono, inoltre, rendersi necessari per eliminare forme di contaminazione chimica e altri elementi indesiderati.

Come sono riconosciute?

Le acque minerali sono le uniche che devono avere un apposito riconoscimento del Ministero della Sanità. Mentre, le acque potabili sono acque pubbliche che ottengono una concessione dallo Stato, dalle Regioni o dalle Provincie per essere immesse negli acquedotti.

Quali sono i controlli?

Entrambe le tipologie di acqua sono soggette a diversi controlli, anche se questi sono disposti da due provvedimenti normativi distinti: l’acqua potabile è disciplinata dal D. Lgs 31/2001, mentre l’acqua minerale naturale dal D.M. 12/11/1992, n. 542.e successivi aggiornamenti.

L’acqua minerale non avrebbe, in teoria, bisogno di particolari controlli data la sua purezza originaria, la sua provenienza da giacimenti profondi e l’imbottigliamento all’origine. I controlli, non si limitano ad essere effettuati ogni 5 anni in occasione del rinnovo dell’etichetta. L’acqua minerale è soggetta a esami e verifiche periodiche sia delle Autorità Sanitarie, sia a cura del Sistema di Autocontrollo dell’aziende, che prevedono frequenti campionature ed esami durante tutto il ciclo produttivo.

I controlli di qualità effettuati dall’Azienda sono molteplici e sono volti a controllare: caratteristiche batteriologiche e chimiche, chimico/fisiche dell’acqua minerale, caratteristiche microbiologiche degli ambienti e dei macchinari, materiali di confezionamento. Ogni giorno centinaia di analisi chimiche, di analisi batteriologiche e numerosi assaggi per la verifica del mantenimento delle caratteristiche organolettiche. Un’acqua minerale con anche solo un parametro fuori del limite fissato dalla legislazione, perde il riconoscimento ministeriale e non può più essere commercializzata.

L’acqua potabile, invece, ha origine da falde superficiali, soggette maggiormente a contaminazione sia batteriologica sia chimica, o è captata da fiumi e da laghi e spesso viaggia nelle condutture per chilometri. Viene poi potabilizzata attraverso trattamenti che possono lasciare “tracce” nell’acqua. Per questi motivi la legge prevede il controllo di alcuni parametri dell’acqua potabile (quali per esempio il clorito, il bromato, ecc.) che non sono previsti per l’acqua minerale in quanto non subisce trattamenti di disinfezione.

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