Argentina-Brasile a Pechino: una partita con lo smog

E’ a Pechino che è previsto l’incontro di calcio Argentina-Brasile, quella che è considerata la partita delle stelle, il Superclassico delle Americhe. Ma è diventata già la sfida dello smog.
Infatti la capitale della Cina da quattro giorni è avvolta nello smog: una delle ondate peggiori degli ultimi anni, i livelli di polveri sottili PM 2,5 sono arrivati a 496, venti volte superiori a quelli considerati accettabili dall’Oms

Per i calciatori un incubo, sono arrivati mercoledì e sono usciti due ore al giorno per andare allo stadio ad allenarsi, un parolone: praticamente 22 ore chiusi in albergo, con atleti come il brasiliano Diego Tardelli che accusavano bruciore agli occhi e improvvise allergie. Il medico della squadra è stato chiaro: non avventurarsi fuori, nella coltre di inquinamento, così Neymar, Kakà, David Luiz e compagni sono rimasti rintanati.

Alcuni sono sotto choc per le condizioni estreme, che i residenti stranieri di Pechino hanno battezzato “Aipocalypse”. Coutinho, l’ex centrocampista dell’Inter oggi al Liverpool, ha detto: «L’aria è strana, se ti distrai un attimo durante il giorno riapri gli occhi e pensi che sia mezzanotte». Il paesaggio è surreale tutto è chiuso da una nebbia velenosa grigio-scura, visibilità mezzo metro, forse. Robinho dichiara: «Respirare è una pena, ho la gola secca, è come stare accanto a un falò, come inalare fumo». Mentre David Luiz così si è espresso nei confornti della popolazione: «Noi siamo qui di passaggio, ma i cinesi non meritano di vivere così». L’allenatore brasiliano Dunga ha annunciato cambi a ripetizione, per non compromettere i polmoni dei giocatori.

Il livello di allerta per lo smog è Arancio, nella scala dei valori di pericolosità è un gradino sotto l’ordine di restare in casa con le finestre tappate (i dati sarebbero da Rosso, ma le autorità per vergogna colpevole lo hanno evitato). Se il livello è arancio sono vietate le attività sportive all’aperto, si consiglia l’uso di mascherine, e poi lavarsi subito la faccia appena rientrati: questo vale per i cittadini, non per i campioni del football globalizzato. Con 80 mila biglietti venduti (prezzi fino a 2mila renminbi, 250 euro), con i grandi sponsor, la diretta tv, non è certo possibile la cancellazione dell’evento di stasera al Nido d’Uccello.

Per Pechino e i suoi “amministratori” è davvero una brutta figura, umiliante. Hanno cercato di migliorare la situazione chiudendo una ventina di superstrade intorno alla città, hanno fermato un centinaio di fabbriche, un’infinità di cantieri edili per ridurre le polveri sottili del PM 2,5: tutto inutile. Ma si sa, questo è il risultato dell’industrializzazione selvaggia che va avanti da trent’anni a questa parte senza il minimo rispetto per l’ambiente e tantomeno per le persone. Ora le autorità accusano i contadini che bruciano le stoppie e i pechinesi amanti delle grigliate (infatti sono state vietate in città), è davvero una beffa. L’ex ministro della Salute cinese ha ammesso che i cieli inquinati della Cina condannano ogni anno a morte prematura mezzo milione di persone.

E poi la beffa finale: a Novembre Pechino ospiterà il grande vertice dell’Apec (l’Associazione dei Paesi Asia-pacifico), cui presenzieranno Obama e tutto il circo dei presidenti e capi di governo. E pensate, per una settimana l’aria sarà se non pulita almeno quasi respirabile: il governo ha annunciato che i dipendenti pubblici staranno a casa in vacanza dal 7 al 12 novembre (quindi non useranno l’auto), i cantieri di costruzione e demolizione saranno fermati dal 3 novembre. Insomma, una bella vacanza salutista, ma solo per quei miseri giorni, poi tutto riprenderà a funzionare come se nulla fosse. Un’umiliazione ulteriore per il presidente Xi Jinping e compagni, per vivere (sopravvivere) non si lavorerà. Insomma nel frattempo bisognerà organizzarsi con la maschera in attesa della settimana d’aria. Ma che mondo è questo?

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