Arizona, uno sciame di api assassine uccide un uomo

Non è un film horror, ma un fatto di cronaca di pochi giorni fa. La vicenda ha dell’incredibile e anche del misterioso: uno sciame di 800mila api killer ha ucciso un operaio in Arizona. Come e perché si sia formato questo sciame, così grande, resta ancora un’incognita. Ciò che dalle testimonianze si è riusciti a sapere è che l’uomo deceduto non era solo, ma si trovava assieme ad altri tre colleghi.

I quattro malcapitati stavano lavorando tranquillamente in un prato di un’abitazione di una cittadina al confine con il Messico. Stavano falciando l’erba, nella maniera solita, un gesto che chissà quante altre volte si sono ritrovati a compiere, quando ad un certo momento, proprio come una scena da film horror, lo sciame è venuto fuori da un alveare di grosse dimensioni , posizionato sotto un tetto, e li ha attaccati.

Una nuvola nera compatta, ronzante ed enorme come un’onda di marea si è scatenata sui quattro giardinieri. Per uno dei quali non c’è stata possibilità di salvezza, come ha raccontato un testimone, l’uomo ferito a morte aveva la faccia e il collo completamente coperto da api, era sfigurato e irriconoscibile. Queste api così aggressive sono le famigerate api killer, ma ciò che lascia dubbi e quesiti aperti, anche tra gli esperti, è la stessa “carica degli 800mila”, formata per l’appunto da un numero davvero incredibile. Si è salvato per un pelo uno dei tre colleghi, dopo essere stato punto circa un centinaio di volte, adesso si trova ricoverato in ospedale per accertamenti.

Sul giardino trasformato in pochi istanti in un teatro noir, sono intervenuti anche i vigili del fuoco. Loro stessi non hanno ancora chiaro che cosa abbia ‘scatenato’ le api, le dinamiche dell’incidente sono note soltanto negli ultimi atti dell’attacco, quando lo sciame atterra i giardinieri. Tuttavia le api della specie in questione – le cosiddette ‘api assassine’ – sembrano particolarmente insetti suscettibili, capaci di trasformarsi in violenti armi da guerra non appena sollecitate anche da una piccola vibrazione. Le api assassine sono nate dagli esperimenti di un famoso biologo, Warwick Estevam Kerr, nel 1957 nel sud del Brasile. Egli incrociò api da miele europee con api della specie dell’Africa del Sud al solo scopo di ottenere una razza di api che si adattasse meglio alle condizioni tropicali (per esempio, che fossero più produttive in condizioni estreme di umidità e calore).

Nacque così l‘ape cosiddetta africanizzata e in effetti, l’obiettivo dello scienziato fu raggiunto e oggi questi insetti ibridi sono ampiamente utilizzati in Sud America, essendo altamente produttivi. Tuttavia il nome assassina, l’ape africanizzata, se l’è guadagnato sul campo, poiché gli ibridi conservano quei tratti difensivi propri dell’ape africana che la rendono meno mite rispetto all’ape europea. Infatti, sono caratterizzate da un maggior atteggiamento protettivo, difendendo l’alveare con una zona d’allarme maggiore. Quando avvertono un pericolo, si schierano in gran numero per la difesa e inseguono le minacce percepite anche a distanze molto grandi dal loro alvare. La loro società, inoltre, è costituita da un numero molto più elevato di “guardie”.
Non hanno più veleno o un siero più nocivo, ma il loro segreto mortale è proprio l’attacco in massa.

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