Le aziende della Silicon Valley offrono ai dipendenti la possibilità di cambiare sesso

Quando un dipendente è felice ormai è assodato che rende di più, è produttivo e dimostra fedeltà all’azienda. Essere avanti nell’organizzazione del lavoro significa anche allestire un asilo nido in azienda e offrire addirittura una totale copertura sanitaria per cambiare sesso. A questa conclusione è giundo Adriano Olivetti dopo un viaggio in America.

E l’esempio ce lo offre la nota Silicon Valley, che con la miriade di aziende decisamente pioniere in moti aspetti, benefit compresi, sta facendo scuola. Secondo le stime della società Mercer la spesa media delle aziende tecnologiche in tema di salute e dintorni si aggira sui 10.450 dollari a dipendente, ma alcuni brand la superano notevolmente. Se i dipendenti sono sani (e possibilmente anche felici) ne giova la produttività e spesso, al di là del salario, a far la differenza nel saper agganciare nuovi talenti sono proprio le strategie delle aziende in tema di wellness e salute.

Come sostiene Joe Gracy, alla guida del settore benefit per Yahoo “per attirare nuovi talenti è fondamentale avere una politica allettante in tema di salute e benessere”. In primis ci sono la maternità e la paternità, tanto che l’azienda oltre ai congedi parentali classici regala sedici settimane di ferie pagate alla mamma e otto al papà.

Ma oltre alla maternità e paternità e alle assicurazioni sanitarie vecchio stile (e sempre più allargate), nella fantasiosa offerta dei benefit proposti dalle grandi società della Silicon Valley stanno entrando device tecnologici per tracciare la salute (come i braccialetti che Google e Apple regalano ai dipendenti), trattamenti di fertilità e persino interventi per cambio di genere. Sì avete capito bene, molto bene.

In particolare, come fa notare Dan Bernstein, della società di consulenza Mercer, il tema della fertilità in declino sta diventando sempre più urgente e tante società iniziano a comprendere nel ventaglio delle convenzioni offerte anche quelle per cliniche che offrono trattamenti in questa direzione. Del resto la spesa della Silicon Valley sui bambini a tutto tondo, intesa come congedi ai genitori per le cure ai piccoli, cure ai bambini prematuri, trattamenti per la fertilità, ecc, è molto elevata.

Ma ciò che più colpisce è il fatto che c’è la copertura totale delle spese sanitarie per la riassegnazione di genere, che comporta mediamente un investimento che può arrivare a 150 mila dollari a persona, comprensivo di intervento chirurgico, iniezioni ormonali e cure farmacologiche da fare prima e dopo l’operazione. E se allo stato attuale sono tutti costi a carico della persona, molti marchi hanno iniziato a contemplarli tra le proprie proposte sanitarie, sancendo un cambiamento significativo di cultura aziendale e di mentalità. Primo tra tutti è stato Google e ora sono ben 17 le società tecnologiche della valle del silicio che sponsorizzano il cambio di sesso. In questo caso il valore inseguito è il diritto alla felicità, che non a caso la costituzione americana sancisce tra i diritti inviolabili.

In altri casi invece si tratta di un’attenzione scrupolosa all’alimentazione e alla prevenzione, onde evitare patologie che rappresenterebbero un costo per la stessa azienda, come il diabete e altre malattie croniche. Il produttore di software Intuit per esempio propone ai lavoratori un servizio di chat con i medici che rappresenta una sorta di linea diretta con i vari specialisti. L’attenzione su questi temi è crescente e generale e non è appannaggio dei marchi tecnologici, ma sicuramente questi ultimi sono avanti rispetto ad altri settori.

Basta pensare che solo il 23 per cento dei dipendenti di aziende tecnologiche è obeso, percentuale decisamente ridotta rispetto ai preoccupanti trend. Anche a questo proposito entrano in gioco programmi di assistenza sanitaria e percorsi di fitness fino ad arrivare a varie iniziative che incoraggiano il cibo sano e scoraggiano i dolci. A questo proposito fa nuovamente scuola la grande G, che nel menu aziendale health-friendly non trascura ogni tanto di offrire un dessert, ma lo posiziona astutamente negli scaffali più alti, in modo che i dipendenti difficilmente possano vederlo. Anche questa è psicologia del lavoro.

 
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