Bevi, gusta e poi mangi il bicchiere

Per tutti noi che lavoriamo per un mondo ecosostenibilie, l’industria alimentare ha pensato a creare alcuni interessanti prodotti alimentari di cui possiamo mangiare anche la confezione. Nessuno spreco.

Una novità assoluta sono i bicchieri di agar-agar (un’alga che tra l’altro è ottima come integratore alimentare per chi ha problemi intestinali), ricavati da una gelatina naturale dell’omonima alga. Sono biodegradabili (biodegradabili ed edibili), come dicono i loro creatori, due designer americani della Loliware. Bicchieri belli a vedersi e forse anche buoni: pare abbiano il sapore di pompelmo rosa e yuzu (un piccolo agrume asiatico). Si possono mangiare, buttare nel compost o sciogliere in acqua calda, a seconda delle preferenze. Utilizzati nei party, faranno risparmiare sui costi ambientali. Purtroppo il prezzo è ancora alto, infatti una confezione da 4 costa 10 euro.

Altri tipologie di mangia&bevi arrivano dal laboratorio di Harvard del bioingegnere David Edwards, che da due anni produce le WikiPearls, membrane saporite (polimeri con molecole di cibo, per esempio cioccolato o semi oleosi) che rilasciano in bocca il loro contenuto: quelle all’uva contengono vino, quelle al pomodoro gazpacho (la tipica zuppa spagnola di pomodoro e verdure crude) e così via. Edwards si è ispirato alla frutta, che basta lavare e mangiare: non molto diversamente, le sue perle di laboratorio se ne stanno in tasca fino al primo languorino. Il prolifico bioingegnere vuole ora creare una bottiglia da sbucciare come un uovo sodo o mangiare direttamente.

Ma la genialità non si arresta, infatti alla ricerca di una bottiglia edibile sono anche tre studenti dell’Imperial College di Londra, che si sono cimentati con la sferificazione, tanto cara al maestro di cucina catalano Ferran Adrià Acosta: una gelificazione controllata per dare vita a morbide sfere dal contenuto liquido (prima si beve, poi si mangia).

I dubbi sugli involucri mangerecci però non mancano. C’è la questione dell’igiene: come evitare sporco e contaminazioni varie? Bisognerà forse confezionare la confezione mangiabile? E ci sono dubbi anche sulla sostenibilità a lungo termine e sull’aspetto psicologico: quanti se la sentiranno di divorare il bicchiere vuoto o masticare anche la carta della caramella in nome dell’ecologia?

Io però nel frattempo mi offro volontaria come tester!

 
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