Biometano, un futuro da carburante green

Il Cic, il Consozio Italiano Compostatori durante il “Forum sul compostaggio e il biogas” che si è tenuto a Milano, ha fatto il punto della situazione in attesa delle linee guida sugli incentivi al biometano che saranno rese note il 31 Ottobre.
Il Cic spiega che dal Dicembre 2013: “questa nuova fonte di energia ha trovato pieno riconoscimento anche in Italia, con un decreto ministeriale che ne incentiva la produzione a seconda dell’utilizzo: immesso in rete, usato per la cogenerazione o commercializzato per il settore trasporti. In quest’ultimo caso, il decreto offre incentivi maggiori qualora il biometano derivi da specifiche ‘matrici’ come, ad esempio, la parte organica dei rifiuti urbani”.

Il Gestore Servizi Energetici (GSE) ha enunciato alcune novità rispetto alle recenti normative in materia di biometano contenute nella Legge 116/2014 ‘Competitività’, che riguardano due scadenze fissate al prossimo 31 ottobre: semplificazioni per l’autorizzazione da parte delle Regioni ed emanazione di direttive sulle condizioni tecniche ed economiche per l’erogazione del servizio di connessione degli impianti di produzione di biometano da parte dell’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico.

Come osserva il Cic, la ricerca e la sperimentazione sul biometano, aprono scenari interessanti soprattutto per il suo utilizzo per autotrazione. Ed è proprio il Centro Ricerche Fiat che sta studiando lo sviluppo di un motore bicilindrico a biometano, in parallelo ad un processo innovativo in grado di generare biometano da scarti biodegradabili, in collaborazione con Acea Pinerolese, Environment Park di Torino e Hysytech. Con un motore di questo tipo si auspica un risparmio per l’emissione del 45% di CO2 rispetto a un motore tradizionale. Secondo i calcoli, con 540 milioni di metri cubi l’anno potrebbero essere alimentate 1.200.000 vetture utilitarie in un anno.

Sempre secondo i dati diffusi dal Cic in merito all’impatto economico della buona raccolta dell’organico, si parla di un grado di impurezza medio del 5,1% sul materiale raccolto tra il 2008 e il 2014. Un risultato positivo che però ha ampi margini di miglioramento. La presenza di plastica tradizionale nell’umido costa ancora annualmente tra i 10 e 12 milioni di euro, necessari per separare le frazioni estranee da quelle organiche.

Infine sul recupero di sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, il direttore del Cic, Massimo Centemero ha sottolineato che “fanno gola ad alcuni operatori del settore delle biomasse, che vorrebbero usare questi materiali a scopo energetico. Ma è solo una sottrazione netta al nostro settore di un rifiuto fondamentale per il processo di compostaggio”. Quindi il Cic considera “inammissibile e tecnicamente dannosa per il settore del recupero della materia organica – e per tutta la filiera della gestione dei rifiuti urbani – qualsiasi proposta di modifica delle leggi in materia di sfalci e potature”.

 
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