Biotecnologia, il settore adatto ai giovani

Dal 6 al 12 Ottobre si svolgerà la Settimana Europea del Biotech il cui fine è quello di far conoscere al vasto pubblico, ma anche alle istituzioni le biotecnologie e il ruolo che esse hanno nel migliorare la nostra vita. Ma sappiamo cosa sono le biotecnologie? La parola è composta, e il prefisso bio (dal greco bios), significa vita. Quindi si tratta di “tecnologie che usano il vivente”.

Già rispetto allo scorso anno il programma prevede 45 dibattiti, circa i ltriplo, tre discussioni, uno spettacolo teatrale, una mostra fotografica, due corsi di formazione e undici laboratori. Si discuterà in ben trenta città dell’insieme di tecniche che usano organismi viventi (batteri, lieviti, cellule) o loro componenti per una serie di applicazioni utili per l’uomo. Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec e amministratore delegato di Axxam dice: “A queste iniziative si aggiungeranno quattro Play Decide, un gioco di ruolo che mette intorno a un tavolo diverse persone ognuna delle quali si pone nei confronti delle biotecnologie in modo contrario o favorevole, assumendo per esempio le vesti del legislatore o del giornalista piuttosto che quello della casalinga”.

Ci sarà spazio anche per un flash mob, cioè un assembramento di persone che rappresenteranno con il proprio corpo una situazione scientifica caratterizzata da un aspetto biotecnologico, per esempio la struttura dell’elica del Dna. Non mancherà l’evento Porte aperte, che farà aprire i battenti a 26 laboratori di aziende e di istituti di ricerca visitabili gratuitamente prenotando sul sito Assobiotec.

“Gli italiani sono sicuramente consapevoli che le biotecnologie non sono un prodotto e percepiscono che, per esempio nel settore salute, hanno offerto dei miglioramenti. Sono però ancora in tanti a ritenerle diavolerie che portano lontano dalla natura e fanno entrare nel mondo dell’artificiale e del tecnologico”, prosegue Sidoli. I pareri sono pertanto divisi tra chi le ritiene oggettive possibilità e chi assume verso di esse un atteggiamento tecnofobo. Perciò questa settimana dedicata all’argomento, nasce quindi per fare chiarezza sulle biotecnologie rivolgendosi a tutti indistintamente dagli adulti ai bambini e agli esponenti delle istituzioni passando per i giovani che frequentano la scuola.

La prima edizione dell’anno scorso si tenne lo scorso anno in concomitanza con l’anniversario del lavoro di James Watson e Francis Crick che definiva la molecola di Dna. Uno spunto sì, ma per andare oltre e non limitarsi a darne una definiziaone per raccontare.

Le biotecnologie sono quelle tecniche che hanno per esempio consentito di sviluppare in laboratorio grandi quantità a basso costo di insulina pura per la cura del diabete e di mettere a punto altri farmaci che hanno aumentato l‘aspettativa di vita. Grazie alle biotecnologie si sono compresi i meccanismi molecolari che regolano il senso del gusto permettendo la realizzazione di ingredienti che entrano nella preparazione di cibi con meno sale e grassi. Le biotecnologie vengono in aiuto anche dell’ambiente: sono infatti i microrganismi ingegnerizzati che degradano i sacchetti dell’umido. Oppure decifrando il Dna della vite, gli scienziati hanno individuato molecole che consentono il monitoraggio degli incroci. Da meduse fluorescenti si sono estratti geni che codificano per proteine luminescenti utili nella messa a punto di nuovi farmaci. Le biotecnologie inoltre hanno permesso di produrre enzimi più veloci ed efficaci nell’eseguire tante diverse reazioni.

Ma le biotecnologia non sono solo questo, anzi sono il trampolino di lancio che incentiva l’occupazione per le aziende che producono e per quelle che impiegano. Secondo dati Assobiotec per ogni nuovo addetto impiegato nel biotech si creano cinque nuovi addetti nell’indotto. Una nota positia è che l’impiego del comparto biotech non è diminuito nonostante il persistere della crisi economica. Sono infatti sempre più numerose le aziende che, pur operando in settori tradizionali, integrano prodotti e tecnologie biotech nei processi produttivi, al fine di migliorarne la qualità e la resa e di diminuirne l’impatto ambientale. Sono 442 le società che fanno parte di Assobiotec, alle quali si aggiungono altre 264 imprese che fanno derivare il loro reddito solo dalle biotecnologie.

Il comparto assomma in tutto 2.457 addetti, con un fatturato di circa 1,49 miliardi di euro, investimenti in ricerca e sviluppo di 438 milioni. Il biotech vale lo 0,7% del Pil nazionale: numeri che pongono il nostro Paese al terzo posto dopo la Germania e la Gran Bretagna. Ciò che manca all’Italia è tuttavia un piano nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che altre nazioni europee già hanno.

 
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