Censis: le famiglie italiane non si fidano dei vaccini

Non si fidano le famiglie italiane dei vaccini. Anzi, quattro genitori su dieci hanno paura degli effetti collaterali indotti dai vaccini: paura della febbre, di una reazione allergica, delle convulsioni; ma anche che il vaccino possa favorire l’autismo, malattie autoimmuni, patologie neurologiche o perfino tumori. È quanto emerge da una ricerca del Censis che ha per oggetto aspetti la “cultura della vaccinazione”nel nostro Paese.

Il 23 per cento dei genitori teme che gli effetti immediati dei vaccini possano essere rischiosi, un altro 18 per cento preferisce evitarli ritenendo probabili conseguenze negative per il futuro dei propri figli: L’indagine svela anche che i genitori temono moltissimo malattie come la meningite o l’epatite A, ma pochi sanno che esistono vaccini che potrebbero proteggere i loro figli da queste minacce. La maggioranza fa affidamento al consiglio del pediatra, che in oltre il 90 per cento dei casi raccomanda i vaccini, tuttavia all’atto pratico non molti scelgono la via della prevenzione: il 60 per cento sceglie il vaccino per morbillo, parotite e rosolia, ma solo uno su due vaccina i figli contro lo pneumococco e meno di uno su tre per il meningococco C. Ancora piu’ disattesa l’antinfluenzale, scelta da appena il 10% dei genitori nonostante ormai in diversi Paesi, ad esempio il Regno Unito, se ne raccomandi l’opportunita’ anche per i piccoli in eta’ scolare che non hanno fattori di rischio.

La causa principale di queste anomalie sta in una informazione spesso parziale che i genitori ricevono sul tema e che diventa fonte di dubbi e misunderstanding che pregiudicano la piena consapevolezza nella decisione sulla vaccinazione. Se il 73% dei genitori di bambini in età pediatrica dice saperne molto o abbastanza di vaccini, nella realtà dei fatti solo il 6% percento sa davvero quali sono le vaccinazioni obbligatorie per legge (antidifterite, antitetano, antipoliomielite, antiepatite B). A considerarsi ben informati sono maggiormente i genitori del Nord (72% di quelli del Nord- Ovest), il livello di soddisfazione scende invece per quelli del Sud (50% sono molto o abbastanza informati).

“I risultati dell’indagine che per alcuni aspetti potrebbero risultati quasi scontati e già noti”, dice Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, “testimoniano l’importanza di riuscire a conciliare al più presto il bisogno di fare prevenzione con un’informazione accurata”. Il problema sembra essere nella scelta delle fonti di informazione: accanto al pediatra (71%) che resta il principale punto di riferimento, un buon 32% si rivolge alla Rete dalla quale apprende in massima parte informazioni che criticano negativamente il ricorso alla vaccinazione (47% dei casi trova notizie relative ai rischi). Da qui il diverso atteggiamento che i genitori dimostrano quando si parla di vaccini: ci sono coloro che sono totalmente favorevoli perché ben informati e consapevoli dei reali benefici per la salute, quelli che sono favorevoli ma nutrono ancora dei dubbi, quelli che invece appaiono totalmente contrari.

 

 
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