Corea del Sud, si lavora per la dodicesima Conferenza sulla Biodiversità

Dieci giorni per parlare di Biodiversità. Finò al 17 ottobre 20mila rappresentanti di 194 Paesi faranno il punto della situazione sulla ricchezza biologica presente ad oggi sul pianeta, delle minacce che la assediano e dei piani di tutela per difenderla. Riuniti a PyeongChang, in Corea del Sud, hanno dato il via alla dodicesima Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica.

La chiamano la Cop 12 ed ha l’obiettivo di lavorare perché sia efficace il già approvato Piano strategico per la biodiversità 2011-2020. Inoltre, ha da valutare a che punto sono i 20 obiettivi di Aichi, per i quali le nazioni coinvolte hanno sottoscritto un accordo in Giappone nel 2010. La Convenzione sulla diversità biologica (CBD, dall’inglese Convention on Biological Diversity) è un trattato internazionale nato al fine di tutelare la Biodiversità, adottato nel 1992 a Nairobi e aperto alla firma dai rappresentanti dei paesi convenuti al summit di Rio De Janeiro nel giugno dello stesso anno.

La stessa parola Biodiversità nasce proprio nel 1992 e con essa si intende la varietà biologica esistente a tre distinti livelli: varietà genetica, varietà di specie, varietà di ecosistemi.

Un rapporto delle Nazioni Unite chiamato ”Global Biodiversity Outlook 4” ha dato il via ai lavori in Sud Corea, tirando le orecchie ai vari paesi per i cattivi sforzi raggiunti finora. Nel documento emerge la necessità che i governi intraprendano azioni forti e innovative per raggiungere i target prefissati.

Tutti i riflettori del mondo sono puntati in Sud Corea, ce la faranno i rappresentanti del mondo a trasformare le parole e le “righe” della conferenza in fatti?

Biodiversità e sviluppo sostenibile sono parole strettamente legate, ad affermarlo è il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon che lancia un monito ai rappresentanti:
”Esorto gli Stati membri e le parti interessate in tutto il mondo ad adottare le conclusioni del Global Biodiversity Outlook 4 nelle loro pianificazioni, a riconoscere che la biodiversità contribuisce a risolvere la sfida dello sviluppo sostenibile che abbiamo di fronte, e a raddoppiare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi comuni”.

L’impresa come sempre a parole sembra facile ma i target di Aichi sono impegnativi e spaziano su più fronti: dall’uso sostenibile delle risorse naturali all’eradicazione delle specie aliene, dalla salvaguardia degli ecosistemi alla riduzione dell’inquinamento.

Perché è così importante occuparsi di questi obiettivi? Le nazioni unite non hanno dubbi, come evidenziano sempre nel report: raggiungerli è la strada necessaria per dare un contributo anche a problemi urgenti di carattere mondiale come la riduzione della fame e della povertà, il miglioramento della salute umana, la sicurezza di una fornitura sostenibile di energia, acqua e cibo.

Il sogno del summit sudcoreano è ancora una volta il cambiamento della società.
Dalla Cop12 ci si aspetta quindi un mezzo miracolo. È necessario che si ripensi alle abitudini di consumo, si trasformino i sistemi di produzione alimentare e che diventi prioritario l’uso efficiente delle risorse del pianeta come terra, acqua, energia e materiali.

 
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