Disastri italiani, le esondazioni di Genova e quelle di Zucconi

Ancora Genova. Ancora il Bisagno e il Fereggiano. Era il 4 Novembre 2011. Ci furono 6 vittime, tra le quali 2 bambini. Migliaia gli sfollati. Danni per milioni di euro. Il Comune e lo Stato si impegnarono a trovare soluzioni che potessero evitare una nuova tragedia. È il 9 Ottobre 2014. Si contano 1 morto, migliaia di persone evacuate, strade allagate, auto portate via dall’acqua e incastonate le une sulle altre. Il video girato da Maria Principalli, una cittadina genovese, mostra l’esondazione dai ridicoli argini posti a protezione delle strade.

Ancor più rilevante, però, sono le parole di terrore che accompagnano lo scorrere delle immagini. “Un’altra volta no, ti prego!”, “avevano detto che non ci sarebbe più stato pericolo”, “di nuovo uguale…che cazzo hanno fatto? I lavori hanno fatto, cosi hanno detto”. La Protezione Civile si giustifica dicendo che non poteva essere previsto un remake del 2011. Anche allora non ci fu allerta.

Domanda semplice: per cosa si paga la Protezione Civile? E i centri meteo? Se non sono in grado, per una strumentazione inadeguata o per incompetenza a scorgere pericoli atmosferici, la loro sopravvivenza come istituti non ha senso di esistere per queste situazioni. Ovviamente, per il soccorso sono indispensabili. Viviamo in un’epoca dove la tecnologia e le conoscenze acquisite possono prevenire gli effetti delle calamità naturali. Perché, in questo maledetto Paese, dobbiamo assistere inermi a continue devastazioni generate, non dal tempo, ma dall’inettitudine e dal menefreghismo?

Ogni volta che un alluvione si abbatte su una qualsiasi città italiana si deve temere per l’incolumità degli abitanti.
Ogni qualvolta che, dopo un disastro dovuto al maltempo, vengono stanziati fondi per far fronte all’emergenza questi spariscono tra appalti e associazioni lucrative. Ergo, se si ripresenta il problema, gli unici che pagheranno sempre con la loro pelle sono i cittadini. Oltre alle vittime, non si possono non considerare i danni all’economia del posto colpito dalla catastrofe.

Le persone perdono le loro attività, le loro case e i loro mezzi di trasporto. Pensate che verranno rimborsati? Giammai! I soldi che dovrebbero essere destinati a loro prendono il giro largo e se ne perdono le tracce. Poi ci sono i giornalisti che, lucrando sulle disgrazie, tendono a mostrare chi ha subito gli effetti per indurre il telespettatore alla gara di solidarietà da destinare a questo o quel numero di telefono. Gli italiani, in questo, sono generosissimi. Chi ne approfitta di queste situazioni lo sa e non si pone scrupoli. Nel 2011, in molti partirono per Genova ad aiutare la popolazione a risollevarsi. Il contributo lo si da con le proprie gambe e le proprie braccia. I soldi fanno gola a troppi per poter giungere, integri, a destinazione.

Vittorio Zucconi, pseudogiornalista direttore dell’edizione web di Repubblica e di Radio Capital (doppi incarichi abbondano), si scaglia contro il Movimento 5 Stelle perché, piuttosto che andare a Genova a prestare soccorsi, si sono riuniti al Circo Massimo (evento programmato da 2 mesi). Lo so. È dura poter rispondere senza tirargli dietro una lavatrice, ma proviamo a farlo ragionare. Non esiste solo lo sciacallaggio reale. Quello mediatico è ben peggiore per gli effetti che produce. L’esempio è il barbuto alunno renziano che non ricorda, forse, come nel 2011 molti attivisti si organizzarono per dare supporto ai genovesi.

Inoltre, ricordiamo al caro scribacchino che i sostenitori pentastellati sono cittadini comuni che vivono, come la maggior parte degli italiani, i problemi quotidiani. Ergo, non sempre possono accorrere in ausilio di chi è in difficoltà. Non sono supereroi, anche se ne hanno le sembianze per ciò che combinano. Sono lo Stato e il Comune, esimio zuccone, a dover intervenire in questi casi. Perché? È dovere delle istituzioni adempiere al soccorso. Lo Stato dispone degli strumenti per poterlo fare. Una domanda per dissipare ogni dubbio: se ti s’allaga casa per via di un alluvione, chiami gli attivisti o i pompieri?

Altra domanda, qualora non fosse ancora chiara la logica delle cose: se lo Stato ti lascia galleggiare nella melma, te la prendi con i pentastellati che non sono riusciti a ripulirti casa oppure protesti contro chi ti ha lasciato solo quando aveva il dovere di supportarti nel momento del bisogno?

“I requisiti per essere un tipico italiano all’italiana sono:
– avere una squadra di calcio da tifare
– qualcuno da offendere su internet
– i politici ai quali dare la colpa di tutto
– la capacità di vedere solo gli errori degli altri e non i propri” – Alexandre Cuissardes

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