I segreti del Nibbio bruno, dall’Europa all’Africa le sue partenze “intelligenti”

Più si studiano gli animali e più si scoprono aspetti affascinanti, capacità secolari raffinate dall’evoluzione, che talvolta stupiscono per l’incredibilità, altre volte per la somiglianza con abitudini tipiche umane. È il caso della strategia comune messa in atto da uomini e uccelli: le partenze intelligenti.

A ben distinguere, possiamo notare che ci sono le partenze intelligenti che la specie Homo sapiens sapiens compie nei weekend per evitare le code e ci sono le ‘partenze intelligenti’ degli uccelli migratori che si spostano tra l’Africa e l’Europa.
Infatti, uno studio pubblicato su Nature a cui ha collaborato l’Università degli Studi dell’Insubria ha dimostrato che il nibbio bruno, un rapace molto comune anche in Italia, migliora la sua capacità di migrare con l’età e con l’esperienza.

Il nibbio bruno è un rapace parecchio grande, 55 – 65 cm, e ha un’apertura alare di 140 – 150 cm. Vive circa 20 anni. Una sua caratteristica è la coda biforcuta che tuttavia non è così incisiva come nel suo parente nibbio reale. La coda è importantissima per le migrazioni perché funziona da timone.
Quando lo si osserva volare nei cieli non può sfuggire la colorazione del piumaggio molto scuro con le punte delle ali nere.

Il suo periodo europeo dura da marzo a ottobre e i suoi paesaggi preferiti sono quelli aperti, con alberi nelle vicinanze di specchi d’acqua. Non sceglie le montagne, ma le zone collinari e le pianure. Le zone umide poi sono il suo punto di ristoro preferito.
Con l’arrivo del nostro inverno decide di intraprendere il viaggio migratorio, seguendo la rotta dell’Africa subsahariana. La calda Africa sarà la sua terra di svernamento.
In Europa si stimano circa 88mila coppie.

In Italia, segnalate come aree importanti di nidificazione troviamo a nord la fascia prealpina nonché l’alto corso del Fiume Po (escluse le pianure interne), mentre nell’Italia centrale e meridionale il nibbio bruno è presente in una vasta area tra la Toscana e il Lazio, quindi nella Murgia apulo-lucana. Un’ultima piccola area è stata identificata in Sicilia, nel Trapanese.

È da aprile a giugno che il nibbio si dedica alle covate. Costruisce il nido, dal diametro di 50 – 100 cm, su vecchi alberi in un ambiente alto con rami secchi. Il mucchio per la covata viene ovattato con erba, fogliame, pelliccia e pelo. La femmina depone dalle due alle tre uova e saranno tenute al caldo, per lo più dalla madre, per 30 – 35 giorni. Le uova sono molto grandi e bianche con pigmenti aranciati.
L’arte del volo la imparano compiuti i 40 – 45 giorni ed è lo stesso padre a insegnare ai piccoli rapaci a volare. Col tempo, crescendo, si allontanano dai loro genitori per costruirsi la propria famiglia.

I giovani nibbi bruni, alle prime armi con l’arte della migrazione, partono tardi, tocca loro volare più velocemente consumando una grande quantità di energie.
Mentre i nibbi anziani, hanno sulle spalle autostrade di chilometri nei cieli, sanno bene che bisogna partire in anticipo, se la prendono con calma, volando lentamente. Lungo le rotte migratorie hanno accumulato saperi su velocità e direzione dei venti, nel corso della loro vita si sono costruiti un bagaglio di conoscenze ad hoc per faticare di meno e arrivare a destinazione senza problemi.

La migrazione del nibbio è un cocktail di comportamento imparato nel tempo e selezione dei migliori migratori.

Ogni nibbio, di età diversa, utilizza differenti tecniche di volo. Cambia i tempi e le rotte.

L’obiettivo è sempre quello di sfruttare al meglio i venti a favore.  Con l’avanzare degli anni ci sono quelli che diventano eccellenti migratori migliorando le loro abilità. Questi campioni di volo sono anche quelli che hanno un maggiore successo riproduttivo.

I nibbi giovani spesso a causa delle condizioni ambientali estreme possono addirittura non compiere la migrazione. Quest’ultimo aspetto preoccupa gli scienziati, che vedono negli effetti del cambiamento climatico un’influenza negativa nei confronti delle migrazioni dei nibbi e in generale.

Se i giovani non potranno migrare, non potranno costruirsi come i loro padri il tesoro di esperienza di tecniche di volo e stupirci, ancora una volta, con le loro partenze intelligenti.

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