JP Morgan e il piano Italia Vendesi

Dopo aver ricostruito le tappe sull’influenza (più che altro un cancro) della JP Morgan sulle decisioni politiche internazionali, ora scopriremo chi sono i politici legati indissolubilmente alla società d’affari, in modo da spiegare chiaramente anche le loro azioni parlamentari.
La tattica dell’operazione è semplice: adocchiare qualcuno che potrebbe piacere al popolo o un probabile candidato ad alte cariche istituzionali, guidarlo nella sua ascesa mettendogli a disposizione le risorse economiche necessarie, poi, quando arriva a ricoprire cariche decisionali, ricordargli come è arrivato lì e a chi lo deve; quindi, imporgli di fare tutto ciò che è nel tuo interesse. Un sistema mafioso evoluto, collaudato, che utilizza la tecnica infallibile, consolidata nei secoli, per ottenere ciò che si vuole: corrompere.

Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia con il governo lacrime e sangue (rigorosamente nostri) di Monti, in Maggio 2014 viene nominato presidente della corporazione e degli investimenti bancari per Africa,Europa e Medio Oriente da parte della JP Morgan. Curioso. Forse un premio alle sue manovre di Palazzo per aver ridotto ulteriormente in macerie un Paese già abbastanza colpito? Probabilmente, non lo sapremo mai. Certamente, qualche domanda sul suo arruolamento in una posizione di grande prestigio da parte della banca d’affari successiva al suo mandato parlamentare è lecito porla.

Giuliano Amato, ex Primo ministro italiano del biennio ’92-’93 e 2000-2001, nel 2010 è assoldato come consulente della Deutsche Bank (in affari e in indagini con JP Morgan). Si dimette nel 2013 quando viene nominato giudice costituzionale da Giorgio Napolitano. In questo modo, potrà avere potere (insieme agli altri giudici) sulle modifiche apportate alla Costituzione. Scopriamo tra poco l’importanza di questo passaggio.

Matteo Renzi, attuale premier italiano, è molto affine alla JP Morgan.
Nel giugno 2012, è invitato dall’amministratore delegato della banca d’affari ad una cena a Palazzo Corsini a Firenze, insieme a Toni Blair (alto consulente della JP Morgan Chase dalla quale percepisce ben 2,5 milioni di euro l’anno, mica bruscolini). La JP Morgan spinge Renzi alle elezioni, temendo una vittoria dei 5 stelle che rovinerebbe i piani di svendita dell’Italia. Dopo il successo delle europee, Renzi ne esce rafforzato e la JP Morgan fa sapere la mondo intero di guardare con fiducia al raggiante Matteo di Rignano. Perché?

La JP Morgan ha praticamente stilato tutte le riforme che il nuovo pupillo italiano deve attuare.
Un problema, però, impedirebbe il compimento del crudele progetto: la Costituzione Italiana.
Definita dalla plurindagata banca d’affari “troppo socialista” e quindi incompatibile con il disegno europeo nel quale hanno incastrato l’Italia. Come bravi soldatini, i componenti del Governo pressano il Parlamento per avviare le riforme costituzionali tanto desiderate dai banchieri, quanto inutili per risollevare il Paese. Osservazioni e obiezioni in merito alla costituzionalità? Nessun problema. Amato farà il suo lavoro in qualità di giudice costituzionale.

Prima che si costituisse la moneta unica europea, sono state valutate attentamente le relazioni complessive sui paesi che ne avrebbero fatto parte. Ebbene, l’Italia e la Grecia risultavano fuori range per una loro entrata nell’eurozona. Quale miglior occasione per la più influente banca al mondo di poter gestire la situazione a proprio piacimento? Il primo passaggio è stato l’occultamento dei conti delle nazioni mediterranee, nascondendo il debito e fornendo l’illusione all’opinione pubblica di poter avere credito. Il secondo step, in virtù di una rivelazione del vero stato in cui versavano i paesi, è stato quello di andare in soccorso comprando aziende e immobili, con il benestare dei politici assoggettati.

Ecco perché l’incontro tenutosi a Milano degli alti dirigenti della JP Morgan suona come un campanello d’allarme. Sono iniziate le operazioni di svendita.In Italia è ufficialmente iniziato il Fuori Tutto. Il Paese è in liquidazione.

“Finanza: l’arte o scienza di gestire le entrate o le risorse per il miglior vantaggio del gestore.”
Ambrose Gwinnet Bierce

Condividi questo articolo: 

Altre Notizie