JP Morgan: la storia di chi ha manipolato la Storia

Un giorno a Milano per i vertici della JP Morgan, la più grande società di servizi finanziari al mondo, nonché padrona quasi secolare dell’economia internazionale, per stabilire il piano di acquisto di aziende italiane. Buffo. Se proprio non crediamo alle coincidenze, e questa a ben vedere non vi somiglia per niente, si potrebbe supporre che si sta compiendo il piano di svendita dell’Italia intera.

Per anni, il nostro Bel Paese ha vissuto di rendita sulla scia del boom degli anni ‘60. Da allora, non si sono intraviste leggi o strategie adeguate affinché la penisola a forma di stivale acquisisse una propria indipendenza economica. Per molto tempo, almeno fino agli anni ’90, nessuno o quasi era a conoscenza di gruppi di potenti che assoldavano politici per poter controllare l’economia di un Paese. Sfortuna vuole che, con l’avvento di internet e una trasmissione sempre più rapida e libera delle notizie (assicurandoci che abbiano corrispondenza con i fatti), grazie ad una lotta costante anticensura, viaggino in rete numerose informazioni su persone che si sono mosse sempre nell’ombra, pur essendo notissime.

La JP Morgan ha una storia con le crisi che dura da oltre 100 anni. John Pierpont Morgan, nato a Hatford negli Stati Uniti da padre finanziere (alle volte il caso…), istituì, nel 1871, la Drexel, Morgan & Co., che divenne poi JP Morgan e Co, in seguito alla morte del socio in affari Anthony Joseph Drexler. Il suo lavoro, come banchiere, consisteva nel prestito dei soldi, ma non solo. Era anche un abile uomo di finanza. Questo lo portò, in breve tempo e con l’aiuto di molti industriali, ad essere il miglior lupo di Wall Street. Questi eventi condussero nelle casse della JP Morgan e Co. diverse centinaia di milioni di dollari. Siamo nella seconda metà del XIX secolo.

Il panico del 1893. Si narra che fosse colpa della svalutazione dell’argento, dovuta ad un eccesso di sovrapproduzione nelle miniere. Qualcuno, furbescamente, spinse per un fattore di conversione argento-oro che produsse una richiesta altissima di scambio di monete d’argento in quelle in oro: il Dipartimento del Tesoro dovette cessare la convertibilità per aver terminato le riserve auree (causata anche da una maggiorazione di imposte del 50% ,McKinley Tariff, insensata a livello economico, sull’importazione dell’oro). Questo comportò una serie di cataclismi economici dovuti, sostanzialmente, ad una differenza di valutazione di due beni non primari (ma neanche secondari). Era il panico generale. Chiusero oltre 500 banche a New York e decine di migliaia di aziende. La disoccupazione nazionale salì al 20%. Come un angelo caduto dal cielo, indovinate chi intervenne a salvare la baracca?
Il presidente Cleveland chiese in prestito 65 milioni di dollari in oro (60 miliardi col cambio attuale) alla JP Morgan per far fronte alle richieste di convertibilità dall’argento.
Cosa pensate abbia chiesto in cambio dell’aiuto fornito per evitare il fallimento degli USA?

Il panico del 1907. A causa di alcune mancate speculazioni finanziarie operate dai fratelli Heinze finite male, si innescò un meccanismo a catena che portò, in breve tempo, i correntisti a prelevare i propri soldi dalle banche associate ai due Heinze, generando il panico anche nelle altre fiduciarie di New York. La paura si estese in tutto il suolo americano con clienti in coda agli sportelli per ritirare i loro depositi.
Tutto sembrava andare in malora, quando torna alla ribalta il supereroe a stelle e strisce che, sganciando la grana, rimise a posto i conti di molte banche, permettendo la ripresa finanziaria.
E sono due. Grande doppietta per JP Morgan.
Gli USA e il mondo intero sono ancora in debito. Come lo salderanno?

La grande depressione del 1929.In seguito alla Grande Guerra, diverse nazioni europee uscirono con le ossa rotte, economicamente parlando, con problemi che arrivarono fino ai lidi americani. Tutti in rovina, tutti in debito. Addirittura, finanzieri della JP Morgan volavano dalla finestra. Perché? Insomma, la JP Morgan non poteva fallire. Troppo potente per scomparire. Si narra di alcune operazioni atte a catalizzare quella crisi. Le banche potenti guadagnavano anche da quelle particolari situazioni. Inoltre, non dimentichiamoci che la Grande Guerra è stata un terno al lotto per le grandi società finanziarie. Per loro, è sempre festa. Milioni furono i disoccupati per USA, Germania, Italia, Francia e Inghilterra. Come poteva essere risolto un problema del genere? Con una bella guerra che avrebbe risollevato l’economia mondiale e arricchito oscenamente le banche. Chi si trova, per puro caso, nel gruppo di finanziatori che prestano denaro alle nazioni per acquistare armi, indipendentemente dalla bandiera?

La crisi del petrolio del 1973. Conflitto tra Egitto, appoggiato dalla Siria, e Israele, sostenuta dagli americani, che riuscì a contenere l’urto. Egiziani e Siriani, insieme ai paesi arabi, giocano la carta del petrolio. Su i prezzi e giù le esportazioni. Per due anni, USA e mezza Europa si trovarono con ridotte riserve di combustibile. Le costruzioni delle centrali nucleari aumentarono vertiginosamente. Non indovinerete mai chi si celava dietro al business del nucleare.
Ebbene si. La JP Morgan ha calato il poker. Fattori simili produssero anche la crisi del 1979 (stavolta a “causa” dell’Iran). Aumentarono solo i guadagni delle società finanziarie.

Crisi dei subprime del 2006. I subprime sono dei prestiti concessi a tassi di interesse altissimi ai quali possono accedere anche debitori con esperienze precedenti di fallimenti economici. Somiglia vagamente alla condivisione delle ricchezze dei Paesi appartenenti all’Euro… Una chicca finanziaria 2.0. Le insolvenze aumentano e le banche falliscono, come la Lehman Brothers, o sono costrette alla fusione. “Pur consapevole dei rischi legati al forte tasso di insolvenza dei mutui, la banca d’affari USA JP Morgan e le sue controllate Washington Mutual e Bear Stearns (acquisite nel 2008 a crisi già in corso) avrebbero più volte occultato i dati delle loro analisi interne. Con l’obiettivo di mascherare le perdite sul fronte immobiliare, le banche avrebbero quindi costituito complessi prodotti finanziari derivati per impacchettare i crediti insolventi e cederli sul mercato” . In poche parole, oscurando i dati sui rischi, chi sapeva ha potuto ricavare miliardi di dollari a danno dei clienti e degli azionisti, gettando in crisi, consapevolmente, l’intero sistema economico internazionale.

Come si muovono le nazioni in seguito a tracolli finanziari? Si affidano a chi ha disponibilità economica e potere di acquisto, come avvenuto negli USA nel 1893, nel 1907 e nel 1929. L’Italia ha firmato il suo atto di vendita alla società d’affari che ha messo in ginocchio l’economia. Se la storia insegna, le conseguenze potrebbero essere due: un subaffitto o gestione dell’intero patrimonio nazionale oppure un conflitto mondiale. Queste sono le opzioni che il corso degli eventi ci fornisce.

Com’è stato possibile? La storia recente vira sul controllo politico (e quindi economico) di una nazione basato sul reclutamento di alcuni individui che agiscono per conto di lobbies potentissime. Nel prossimo articolo, capiremo chi, come e perché. Per adesso, necessita una riflessione sul condizionamento di numerosi eventi storici che, oltre a provocare danni economici e sociali, hanno generato milioni di vittime. Un olocausto silenzioso al quale assistiamo comodamente seduti sul divano, mentre le tette di quella showgirl conducono alla lievitazione dei jeans e alla dipartita delle nostre capacità intellettive.

“Più grande è il potere, più pericoloso è il suo abuso” – Edmund Burke

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