Legge sui reati ambientali, il ritardo non giustificato

In questi mesi, sembra sia scomparso dalla circolazione un’importante proposta di legge, suggerita da Legambiente e portata avanti da Releacci (PD), M5S e SEL, che il governo si impegnava a far approvare in tempi stretti.
Nonostante la Camera dei Deputati avesse approvato, nel gennaio 2014, il testo che inserisce i reati ambientali nel codice penale con un elevato numero di voti favorevoli, il ddl 1345 sembra essersi perso nei 450 metri che dividono Montecitorio e Palazzo Madama.
Del testo non si ha nessuna notizia.

Dovrebbe essere discusso e votato al Senato, ma ancora non è stato calendarizzato.
I motivi, a sentire le diverse campane, sembrano più che altro goffi tentativi di temporeggiare.
Vediamo in cosa consiste questo ddl, riportando gli articoli più importanti.
“Inquinamento ambientale. È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque, in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, cagiona una compromissione o un deterioramento rilevante:

1) dello stato del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria;
2) dell’ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna selvatica.
Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”. Sacrosanto. Forse dovrebbero aumentare la durata della detenzione e l’importo della multa, ma passare da zero a questo, sembra già un passo in avanti. Inoltre, molto si è discusso del fatto che la pena fosse soggetta ad altre regolamentazioni: il testo dice chiaramente che il reato deve essere punito se la legge lo prevede. Ergo, se approvano la legge, nessuno dovrebbe farla franca.

“Disastro ambientale. Chiunque… cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
Costituisce disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema o l’alterazione la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, ovvero l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l’estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”. Anche in questo articolo, non si riscontrano vizi di contenuto. Da riguardare la forma, ma il messaggio c’è.

“Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque, abusivamente o comunque in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene o trasferisce materiale ad alta radioattività. Alla stessa pena soggiace il detentore che abbandona materiale ad alta radioattività o che se ne disfa illegittimamente.
La pena di cui al primo comma è aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento:

1) della qualità del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria;
2) dell’ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna selvatica.
Se dal fatto deriva pericolo per la vita o per l’incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.” Altro punto che non fa una grinza.

Il ritardo nell’approvazione di un testo così importante risulta essere legato esclusivamente ad interessi (what else?).
L’inasprimento delle pene porterebbe diverse aziende a doversi giustificare in tribunale. Un’impresa che, alla luce degli articoli del ddl 1345, le vedrebbe sconfitte.
La maggioranza del PD cerca di spostare l’attenzione su altro (articolo 18, riforma costituzionale, inaugurazioni di fabbriche di multinazionali del tabacco), Forza Italia e Lega dicono che il passaggio da nessuna pena a 15 anni di carcere è traumatico e quindi devono essere ridotte le punizioni (la schiettezza dei forzisti è invidiabile), NCD afferma che “non è ammissibile l’aumento di pene e sanzioni” (eh, la scuola Alfano), Confindustria gioca la carta lavoro accampando la scusa che con questo disegno di legge si scoraggiano gli investitori.
Il solito teatrino politico per salvare imprese amiche e criminali che rischierebbero il sedere.
Tanti cari saluti alla salvaguardia del territorio.

“Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto, quando l’ultimo animale sarà ucciso, solo allora capirete che il denaro non si mangia” – Capo Toro Seduto dei Sioux

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