L’epilobio per il trattamento dei disturbi della prostata

L’alloro di Sant’Antonioè è uno dei nomi con cui è conosciuto l’epilobio, una pianticella che è principalmente utilizzata nel trattamento dei disturbi della prostata. Ma non solo, ha proprietà antinfiammatorie, antibatteriche, astringenti e calmanti che aiutano a combattere diverse altre patologie, tra cui gastroenteriti, diarree, laringiti, irritazioni cutanee…Può essere usato sia per via esterna che interna, vediamo come.

Uso interno:
Emolliente e astringente, l’epilobio è impiegato per il trattamento di coliti, infiammazioni intestinali e diarree, grazie alla presenza di tannini, che restringono i tessuti infiammati, e alle mucillagini, che nutrono i tessuti prosciugati. L’epilobio trova anche impiego nella cura delle infiammazioni e irritazioni della sfera otorinolaringoiatrica (ORL). Come antinfiammatorio grazie a un effetto inibitore delle prostaglandine, l’epilobio è raccomandato per tutti i disturbi a carico della prostata, iperplasia prostatica benigna, infiammazione, prostatite acuta (infezione batterica) e altre infezioni. Dopo un intervento chirurgico calma i bruciori. Ma è anche diuretico quindi un coadiuvante nel trattamento delle cistiti e, in generale, di tutte le infiammazioni a carico della sfera urinaria.

Uso esterno:
Sottoforma di balsamo, l’epilobio cura le irritazioni cutanee, in particolare nei bambini. Sotto forma di sciacqui, attenua le infiammazioni gengivali. Antibatterica, questa pianta svolge un’azione disinfettante sulle ferite.

Pur essendo usato fin dall’antichità, a differenza di altre specie e piante officinali, l’epilobio non vanta la stessa lunga storia di altre varietà botaniche. Infatti solo nel XX secolo e grazie al libro della botanica austriaca Maria Treben, “La salute dalla farmacia del Signore”, l’epilobio ha ottenuto il “certificato ufficiale” di pianta medicinale da prediligere in caso di disturbi a carico della prostata.

In fitoterapia, le parti utilizzate dell’epilobio sono le foglie e i fiori, ma anche le sommità fiorite. I suoi principi attivi sono: tannini, flavonoidi, fitosteroli, mucillagini, vitamina C, pro-vitamina A.

– L’epilobio si usa principalmente come infuso, in dosi da uno a due cucchiaini da caffè di foglie essiccate per 250 ml di acqua. È preferibile berne due tazze al giorno: la prima al mattino, a digiuno, e la seconda mezz’ora rima di andare a letto.
– La tintura di epilobio si prepara con foglie recentemente essiccate, in dosi di 100 g di foglie per 500 ml d’alcol a 40 o 50°. La posologia è di un minimo di 40 a un massimo di 60 gocce diluite in acqua, da assumere da una a quattro volte al giorno.
– E’ possibile trovarlo anche come integratore alimentare in capsule. In questo caso, la posologia è da tre a sei capsule al giorno, da assumere accompagnate da abbondante acqua.

Se ne sconsiglia l’utilizzo per il trattamento dello stress ossidativo, perché questa pianta è al tempo stesso astringente e svolge un’azione sulle mucose gastriche: una tisana al giorno di epilobio per un periodo di tempo prolungato potrebbe quindi comprometterne il buon funzionamento.

Non esistono controindicazioni note, nè sono stati riferiti effetti collaterali. Non interagisce con altre piante medicinali o integratori alimentari. Lo stesso vale per i farmaci.

Anche i medici hanno un’opinione positiva, infatti grazie alla sua azione antiflogistica, l’epilobio interviene nel trattamento delle iperplasie benigne della prostata e, in generale, migliora il comfort urinario. Inoltre, uno dei principi attivi dell’epilobio, il miricetolo-3-0-beta-D-glucuronide, ha la particolarità di inibire la liberazione di prostaglandine. Poiché contiene dei tannini, questa pianta può anche combattere le infezioni e ridurre le emorragie, in particolare nei casi di ciclo mestruale eccessivamente abbondante. Questi componenti consentono anche di drenare le secrezioni in eccesso, di distendere i tessuti molli e riparare quelli danneggiati, da cui l’utilità dell’epilobio in affezioni come le diarree e le irritazioni cutanee (compreso l’eczema).

Si presti attenzione al fatto che, qualsiasi iperplasia prostatica benigna (IPB o BPH – benign prostatic hyperplasia) richiede una diagnosi medica prima di avviare un’eventuale trattamento fitoterapico. I sintomi di questa affezione sono simili a quelli della prostatite acuta, e addirittura a quelli del cancro.

Gli studi scientifici condotti sull’epilobio vertono essenzialmente sulla sua azione nei disturbi a carico della prostata e, in particolare, sull’effetto di inibitore della prostaglandina. Recenti studi hanno messo in evidenza altre proprietà della pianta, tra cui un effetto antiproliferativo dimostrato in vitro: due dei suoi componenti, l’enoteina A (presente solo nella specie Epilobium angustifolium) e l’enoteina B (contenuta nei tannini) impediscono lo sviluppo degli enzimi responsabili dell’iperplasia, nella fattispecie la 5-alfa-reduttasi e l’aromatasi.

 
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