L’uso di cannabis aumenta il rischio di schizofrenia soprattutto negli adolescenti

L’uso di cannabis può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di schizofrenia, un tipo di psicosi. Oggi si presume che la cannabis raddoppi il rischi se molto utilizzata in adolescenza.Wayne Hall, uno dei i massimi esperti in materia,i rischi di un utilizzo prolungato di cannabis sarebbero davvero molto seri e andrebbero da un indebolimento delle capacità intellettuali fino a un aumento dei disturbi psichici, portando anche alla schizofrenia.

La psicosi è una grave condizione medica di origine sconosciuta. Si riferisce ad una condizione anomala della mente ed è un termine generico psichiatrico per uno stato mentale spesso descritto come correlato ad una “perdita di contatto con la realtà”. Il termine “psicosi” è più spesso utilizzato come un “termine ombrello” e non come una diagnosi distinta. Persone che soffrono di psicosi sono descritti come psicotici. La psicosi è attribuita alle forme più gravi di disturbo psichiatrico, durante le quali possono verificarsi allucinazioni, deliri e confusione mentale. Anche se ci sono farmaci disponibili che possono migliorare alcuni dei sintomi, la malattia non può essere curata. La schizofrenia è una forma speciale di disturbo psicotico.

La schizofrenia è un disturbo mentale caratterizzato da stravolgimento dei processi di pensiero e da scarsa reattività emozionale. Si manifesta più comunemente come allucinazioni uditive, credenze paranoidi o discorso e pensiero disorganizzati. Le allucinazioni sono percezioni in uno stato cosciente e sveglio in assenza di stimoli esterni che hanno qualità di percezione reale. Ad esempio gli schizofrenici possono sentire voci anche in assenza di esse. Le fissazioni, che sono chiamate deliri, sono associate a forte convinzione nonostante l’evidenza del contrario. Per esempio, qualcuno potrebbe credere che egli è un personaggio storico importante, come Gesù o Napoleone. Spesso sono associati deficit nelle normali reazioni emotive, come affetti ed emozioni piatti o attenuati, povertà di linguaggio, incapacità di provare piacere e mancanza di motivazione. In base alla sintomatologia clinica la schizofrenia può essere classificata in diversi sottotipi.

Ogni anno nei paesi occidentali circa 15 – 20 nuovi casi per 100.000 abitanti sviluppano la schizofrenia. L’insorgenza dei sintomi si verifica in genere in età adulta compresa tra 18 e 35 anni e circa lo 0,5 – 1,0 per cento di tutti i cittadini d’Europa e del Nord America sviluppano la schizofrenia nel corso della vita. Deliri, disturbi del pensiero (ad esempio la convinzione che gli altri possano sentire i suoi pensieri) e allucinazioni acustiche sono preliminarmente impiegati nella diagnosi. Questi sintomi sono spesso altamente drammatici e pericolosi, ma questi cosiddetti “sintomi positivi” normalmente migliorano nel corso degli anni. D’altra parte, i “sintomi negativi” come depressione, incapacità di stabilire contatti sociali, impoverimento dei sentimenti spesso rimangono, con conseguenti problemi psicosociali e di disoccupazione.

In una revisione di sette studi longitudinali sull’associazione tra uso di cannabis e schizofrenia, i ricercatori hanno trovato che gli individui che hanno fatto uso di cannabis avevano un aumento del rischio di psicosi o sintomi psicotici del 41 per cento rispetto ai soggetti che non avevano mai fatto uso di cannabis. Negli studi longitudinali un gran numero di persone vengono seguite per diversi anni, preferibilmente dalla nascita fino all’età adulta, per identificare ad esempio cause di malattie o fattori protettivi contro le malattie. I consumatori di frequenti cannabis hanno avuto il doppio del rischio rispetto ai non consumatori (odds ratio: 2,09) (Moore et al. 2007). I ricercatori hanno osservato che è improbabile che le incertezze circa la questione se la cannabis causi spicosi possano essere risolte da ulteriori studi longitudinali. E’ molto probabile che l’uso di cannabis conduca alla schizofrenia individui che sono già vulnerabili a causa di una storia personale o familiare di schizofrenia (Degenhardt and Hall 2006).

E’ difficile dimostrare che la cannabis sia in effetti un fattore causale nello sviluppo della schizofrenia, in quanto l’associazione può essere non causale, almeno in parte. Per esempio, alcune persone affette da schizofrenia possono auto-medicarsi con la cannabis per trattare alcuni dei loro sintomi, soprattutto quelli negativi. Tuttavia vi è una crescente evidenza da studi epidemiologici a lungo termine che la cannabis abbia un ruolo causale.

Ci sono due serie di casi pubblicati che dimostrano che la cannabis o il THC può essere di utilità terapeutica in alcuni casi di schizofrenia che non rispondono ai farmaci convenzionali (Schwarcz et al. 2009, Schwarcz et al. 2010 ). Gli autori di queste relazioni presumono che, per quanto riguarda la fisiologia del cervello, la causa della schizofrenia in questi pazienti possa differire da quella di altri pazienti affetti da schizofrenia che invece rispondono ai farmaci antipsicotici tradizionali, e che questi pazienti possano soffrire di bassa funzione cerebrale degli endocannabinoidi.
Ci sono prove cliniche che il cannabidiolo (CBD) da pianta cannabinoide naturale nella dose giornaliera di 800 mg può essere efficace tanto quanto i farmaci convenzionali nel trattamento della schizofrenia (Leweke et al. 2012). Il CBD è noto per diminuire o annullare gli effetti psicologici del THC. Il trattamento con CBD è associato ad un aumento dei livelli ematici di anandamide e si pensa che questo aumento sia responsabile del miglioramento dei sintomi.

“Sebbene non porti come l’eroina a una morte per overdose –  ha dichiaratoWayne  Hall -, esistono una serie di conseguenze a lungo termine molto gravi se non fatali: lo spinello rientra infatti nel novero delle cause di bronchiti, tumori, crisi respiratorie e attacchi cardiaci”

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