Nel mare di fronte a Genova, l’incontro con lo Zifio: il cetaceo campione di apnea

Davanti a Genova è possibile fare “Whale Watching”, diverse compagnie liguri propongono l’escursione in mare aperto, della durata di un pomeriggio, partendo dal famoso Porto Antico della città.

Genova è, infatti, la porta del Santuario dei Mammiferi marini denominato “Pelagos”, nato nel 1999 per un accordo internazionale da parte di Italia, Francia e Principato di Monaco. Basta avventurarsi poche miglia dalle sue coste per godere di un ambiente pelagico, con canyon sottomarini che raggiungono i 2000 metri di profondità, insomma, un paradiso ideale per fare l’incontro con i cetacei. Delle 8 specie che è possibile avvistare, ce n’è una, lo zifio, principe indiscusso dei canyon di Genova, avvistato numerose volte, con una cadenza all’incirca settimanale nel corso dell’estate.

«Che cos’è una balena oppure un delfino?» la domanda più ricorrente che i turisti dell’“Avvistamento cetacei” pongono al biologo quando lo si incontra. E’ stata, a tutti gli effetti, un’estate ricca di zifi, contrariamente alla loro fama di animali dal comportamento schivo ed elusivo, gli esemplari avvistati al largo di Genova si sono dimostrati molto spesso socievoli, curiosi dell’imbarcazione. Con la motonave a motore spento, gli animali si avvicinano per dare un’occhiata, nuotano a fianco a fianco, e compiono spesso giri intorno alla barca, soffiando con forza dal loro sfiatatoio, regalando delle nuvole di condensa, visibili a occhio nudo anche a distanza. Tuttavia il loro incontro richiede molto fortuna, è una specie che trascorre molto tempo in fondo al mare e tra i cetacei è un vero campione di apnea.

La permanenza in superficie dipende da quanto è stata lunga la sua precedente immersione. Gli inglesi chiamano gli zifii così come il capodoglio cetacei “deep-divers”, proprio perché sono capaci di trattenere il fiato tanto quanto un’intera partita di calcio, 90 minuti e anche di più. Questa loro capacità è una specializzazione in accordo con la loro dieta, essendo animali che devono raggiungere le prede degli abissi di cui sono ghiotti, nuotando fino a 2000 metri di profondità. Il loro menù è composto principalmente di cefalopodi (molluschi marini).

Per rispondere alla domanda se è una balena o un delfino, bisognerebbe fare un passo indietro e intanto dire che l’ordine dei cetacei si divide in due sottordini: gli odontoceti cioè i cetacei dotati di denti, e i misticeti appunto i cetacei con i fanoni. I fanoni sono quegli incredibili spazzoloni di cheratina che servono a balene e balenottere per filtrare il cibo. Lo zifio fa parte del primo gruppo, quindi è un cetaceo dentato, non è quindi una balena ma neanche un delfino. Delfini e zifi appartengono a due famiglie diverse, entrambe fanno parte degli Odontoceti.

La caratteristica più evidente dello zifio è rivelata dallo stesso nome, che deriva dalla parola greca “xiphos” che significa spada, infatti, colpisce subito il suo rostro (la parte del muso dei cetacei) a forma di becco, non a caso uno dei suoi nomi in inglese è goose-beaked whale ossia cetaceo dal becco d’oca. Una precisazione, infatti, gli inglesi tendono a chiamare whale non soltanto le balene ma tutti i cetacei di grandi dimensioni.

Questo è proprio il caso dello zifio che può misurare fino a 7 metri di lunghezza e può pesare un massimo di 3000 kg.
Il colore della sua pelle è variabile negli individui, dal marrone al grigio, ma quello che incuriosisce di più e che salta all’occhio è la quantità di graffi che riportano alcuni individui. Sono graffi dovuti ai combattimenti che compiono tra maschi per accedere alle femmine. Se è vero che è un cetaceo dentato è altrettanto vero che gli unici denti rimasti sono due “denti-zanne” che emergono dalla mandibola degli zifi maschi.

Essi non hanno funzione connessa all’alimentazione, ma sono i denti responsabili dei graffi. Gli individui più vecchi, oltre ad accumulare nella loro vita numerosi graffi, hanno il muso più marcatamente biancastro.
Quando emerge in superficie, il suo profilo mostra la pinna dorsale, ricurva e piccolina, che ricorda quella della balenottera, in quanto non è al centro, ma ben arretrata, quasi vicino alla coda.

 
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