Oms: 9 milioni persone colpite da Tbc nel 2013. 1,5 mln decessi

Nove milioni di persone nel mondo hanno contratto la tubercolosi nel 2013. 1,5 milioni ne sono decedute, inclusi 360mila positivi all’Hiv. Lo rivela il “Global Tuberculosis Report 2014”, pubblicato oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’, che comunque come la mortalita’ legata alla Tbc sia diminuita del 45% dal 1990 ad oggi, mentre il numero di persone che sviluppa la malattia cala dell’1,5% ogni anno.

Ritenuta nei paesi industrializzati una malattia infettiva ormai prevalentemente dell’anziano e probabilmente presto debellata, la tubercolosi a partire dagli anni ottanta è riemersa non solo nell’età avanzata, ma anche in quella giovanile e pediatrica. Vengono colpiti soprattutto coloro che vivono in condizioni socio-economiche scadenti e di denutrizione e che per tali motivi sono in uno stato di immunodepressione.

Si stima che dal 2000 ad oggi attraverso diagnosi precoci e terapie siano state salvate 37 milioni di vite. “Gli sforzi per combattere la malattia sono sostanzialmente aumentati cosi’ come e’ cresciuta la sorveglianza negli ultimi anni”, ha spiegato Mario Raviglione, direttore del Global Programme dell’Oms sulla Tbc, ma allo stesso tempo, il Report evidenzia anche come molte vite siano state perse per una malattia curabile che si conferma il secondo big killer fra le malattie causate da un unico agente infettivo.

Inoltre, ogni anno circa 3 mln di persone che contraggono la malattia restano al di fuori dei sistemi sanitari nazionali, sia perche’ non diagnosticasticati, sia perche’ diagnbosticati ma non registrati. I fondi per combattere l’epidemia a livello globale restano insufficienti, malgrado gli sforzi, evidenzia il Rapporto, mentre la capacita’ di diagnosi aumenta piu’ velocemente di quella di cura. Continua e cresce il problema delle resistenze ai farmaci con circa 480mila nuovi casi stimati nel 2013.

A livello globale, circa il 3.5% di tutti i pazienti di Tbc ha avuto questo problema nel 2013. L’epidemia rimane servera soprattutto in determinate regioni, come l’Europa dell’est e l’Asia centrale. Dal 2009 ad oggi, grazie ai test di diagnosi rapida sempre piu’ diffusi, i casi diagnosticati sono triplicati, malgrado questo pero’, non tutti vengono raggiunti dalle cure. Il Rapporto rileva inoltre che circa 1,1 mln dei 9 milioni che si sono ammalati nel 2013 era Hiv-positivo (circa il 13%), con 4 casi su 5 di decesso nella Regione Africana.

Epidemiologia della TBC in Italia

In Italia dalla seconda metà del 1900 fino agli anni ’80 si registra un progressivo calo di frequenza della TBC.
Negli ultimi venti anni invece il trend è sostanzialmente stabile, mentre in altri paesi industrializzati è in costante diminuzione grazie ai programmi di controllo degli ultimi 15 anni. L’Italia viene comunque ancora considerato un paese a bassa prevalenza di tubercolosi: si è passati da 10 casi/ 100.000 nel 1996 a 7.1 casi/100.000 nel 2005 con un decremento del 24% (1). La mortalità è passata dal 12% del 1995 al 10% del 2002 (1 caso/100.000). Sono in aumento i casi registrati in cittadini non italiani (nel 1999 rappresentavano il 22%, nel 2005 il 44%). La classe di età più colpita è quella anziana, anche se si registra un lieve aumento tra i giovani. La tubercolosi riemerge anche in età pediatrica soprattutto, ma non solo, in bambini immigrati, adottati all’estero o nati in Italia da genitori stranieri (la prevalenza nei bambini stranieri è 2.5%, nei bambini italiani 0.2%).

Il sistema di notifica dei casi di tubercolosi del Ministero della Salute è un elemento indispensabile nel programma di controllo della malattia, ma è purtroppo noto come in molti casi sia disatteso. Nella sola Lombardia un controllo incrociato tra notifiche, segnalazioni di laboratorio e S.D.O. con diagnosi di TBC attiva nelle prime due voci hanno consentito di identificare nel 2002 una sottonotifica del 36% (5).  E’ quindi ragionevole presupporre che i dati nazionali a disposizione per la tubercolosi siano alquanto sottostimati e che l’incidenza sia in realtà intorno a 10/100.000.
Da quanto detto la tubercolosi in Italia non rappresenta una vera emergenza sanitaria ma non è senz’altro una malattia debellata e da dimenticare. Il fenomeno crescente dell’immigrazione da paesi ad alta endemia tubercolare è responsabile dell’aumentata circolazione nella popolazione del Micobatterio della tubercolosi ed anche di ceppi farmacoresistenti. Una diagnosi tempestiva ed una terapia efficace sono le basi della strategia di eliminazione di questa malattia e quindi solo attraverso una stretta collaborazione tra specialisti e l’impegno da parte delle Strutture Sanitarie tale obiettivo sarà raggiungibile.

 
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