Pastasciutta all’italiana: nel 2050 sarà solo un bel ricordo, il grano duro avrà meno proteine

“La cottura perfetta, vanto della pastasciutta all’italiana, sarà solo un bel ricordo entro i prossimi 40 anni”: è quanto sostiene in una nota la Confederazione italiana agricoltori (Cia) della Basilicata, in riferimento ai risultati di alcuni studi resi noti dal Centro di ricerca per la genomica del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra) di Fiorenzuola d’Arda (Piacenza), secondo i quali “con gli attuali tassi di inquinamento il frumento conterrà meno proteine, fattore determinante per la tenuta della pasta in cottura”.

“Se, secondo i ricercatori – evidenzia la Cia – per mantenere la pasta al dente servirà o una riduzione delle emissioni o un lungimirante lavoro di miglioramento genetico, quello che possono fare i nostri cerealicoltori è rafforzare la qualità del grano duro”.

La Cia spiega inoltre che “il settore cerealicolo lucano è in grave affanno ed ha necessità di nuove politiche che diano reali sostegni alle imprese agricole”.

Da qui l’esigenza “di rendere più saldi i rapporti di filiera e di lavorare in maniera seria per raggiungere efficaci accordi interprofessionali che permettano di tutelare e valorizzare la pasta italiana. Sui mercati della Basilicata è da tempo presente grano proveniente soprattutto dall’Ucraina, dal Kazakhistan, dall’Australia, dal Canada e dal Messico, mentre per la pasta prodotta in Italia vengono impiegati grani duri per il 50-60 per cento di origine estera”.

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