Pesce spada al collasso: 75% delle catture sono giovanili

Chi, quando si parla di pesce in tavola, di qualche cenetta al ristorante, o con gli ospiti, si lascia scappare un bel piatto di pesce spada? Per i pigri ai fornelli, poi, l’assenza di spine lo rende la specie più gettonata. Consumiamo troppi pesci e soprattutto troppe poche specie. Non gli diamo il tempo di “respirare” e questo è il risultato: oltre il 75% delle catture di pesce spada sono giovanili, riguardano cioè esemplari sotto i 10 kg, che non si riprodurranno mai. L’allarme pesce spada non è un campanello del 2014, ma risuona dagli ultimi trenta anni a questa parte. Il pesce spada del Mediterraneo è stato pescato in misura eccessiva e in modo illegale.

Oceana, organizzazione internazionale di conservazione dell’ambiente marino, lo denuncia a chiare lettere. Anzi, lo fa con un video nel quale tenta di sensibilizzare i decisori politici sulla necessità di un piano di gestione adeguato.
Non c’è tempo da perdere e a parlare nel video non sono i “soliti ambientalisti” inascoltati perché bollati come ” falsi allarmisti” bensì sono i pescatori artigianali dello Stretto di Messina.

Sono loro da bravi testimoni oculari e le seconde vittime dell’ipersfruttamento di pesce spada. Da sempre praticano la pesca con l’arpione, un modo tradizionale e selettivo di catturare pesce spada, e negli ultimi anni la scarsità delle catture ha fatto emergere quanto il problema sia una questione seria. Nello Stretto di Messina attualmente operano solo 10 feluche, le imbarcazioni tradizionali per questa attività, mentre al livello internazionale sono più di 12mila le imbarcazioni autorizzate a pescare pesce spada illimitatamente, secondo Oceana. La metà delle quali appartiene a stati europei.

La pesca del pesce spada, a Messina, è una tradizione che si pratica nelle acque dello stretto da maggio a fine agosto, e affonda le radici addirittura nella preistoria, ben quindici secoli a.C. Sono stati, infatti, riconosciuti, fra i rifiuti di pasto, di villaggi dell’età del bronzo, reperti fossili che corrispondono a ossa di pesce spada. Maria Jose Cornax, direttrice della campagna pesca per Oceana in Europa, è molto preoccupata per la situazione mediterranea:”Storicamente le parti contraenti di Iccat, inclusa l’Unione europea, si sono rifiutate di guardare alla situazione reale di questo importante stock, che è in totale contrasto con il pesce spada nell’Oceano Atlantico dove, invece, un piano di recupero è stato messo a punto”.

Negli Stati Uniti, le campagne di sensibilizzazione hanno portato molti frutti. Ad esempio, il suo consumo in nord America è diminuito, grazie al contributo di molti famosi chef che lo hanno tolto dai loro menù. Inoltre, in alcune aree dell’Atlantico la pesca è stata proibita, in modo da favorire la riproduzione di questa specie. Tutti questi sforzi hanno permesso alla popolazione atlantica di pesce spada di cresciuta notevolmente nell’ultimo decennio.

Il pesce spada nel Mediterraneo non sembra affatto gestito in maniera sostenibile e l’aver raggiunto l’orlo del collasso richiede interventi di salvataggio da mettere in atto da subito. Sarebbe davvero un peccato che questo re dei mari, con la sua muscolatura possente, con il suo corpo idrodinamico che ne denota velocità e agilità, diventi nel Mare Nostrum un ricordo del passato. Se la politica non riesce a rispettarlo, l’ultima parola spetta al consumatore finale, il solo protagonista che con il suo acquisto può fare la differenza.

 
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