Pet-Therapy: l’onoterapia, gli asini la sanno lunga

L’asino è da sempre stato bistrattato, associato di solito al negativo dell’uomo: infatti per dire che una persona è ignorante si usa dire che è un “ciuco” o un “somaro”, oppure viene usato come paragone per chi è cocciuto, da secoli e millenni utilizzato per i lavori umili e di fatica senza considerarne altri aspetti. Ma son giunti i tempi della rivincita, nei quali mostra al mondo la sua capacità di interagire con l’uomo in maniera profonda. Ecco dunque l’onoterapia nata proprio per venire in aiuto nei casi di malattie fisiche e psicologiche, affiancando la medicina tradizionale.

L’onoterapia comincia ad affermarsi intorno agli anni Novanta, con la nascita della Pet-Therapy, cioè la terapia con gli animali. L’asino inizia ad essere implicato nella riabilitazione e nel trattamento di malattie psichiche e fisiche, a supporto delle cosiddette coterapie alla medicina tradizionale che diventano sempre più numerose e diffuse. Questo tipo di terapia è un valido aiuto nel trattamento di patologie tipiche dell’infanzia e dell’età avanzata, riuscendo ad amplificare gli effetti benefici dei farmaci o delle terapie tradizionali.
L’asino, è un ottimo mediatore tra il paziente e il medico o l’operatore, creando un ambiente sia fisico che mentale rassicurante, che rende il malato più recettivo alle cure.

L’onoterapia ovviamente non viene riconosciuta dalla medicina ufficiale ma i suoi effetti sono riscontrabili, così come quelli dell’ippoterapia, a livello pratico. Il carattere dell’animale, di natura pacifico, si rivela essenziale quando si parla di trattamento di pazienti affetti da sindrome di Down, iperattivi, cardiopatici, tossicodipendenti, sieropositivi, con handicap motori e psichici, ciechi, sordi, con disturbi del comportamento, dell’emotività o autistici. Inoltre, la piccola taglia dell’animale, l’aspetto sornione, il pelo morbido e i gesti lenti che lo contraddistinguono, sono adatti soprattutto con bambini e adolescenti.

Sembra illogico forse ad alcuni, ma un animale che non parla è in grado di agevolare la comunicazione interpersonale: grazie all’asino, si instaura un rapporto di fiducia tra medico e paziente, il quale si sente tranquillizzato e confortato anche se a volte è cosciente di essere malato. Il contatto fisico con l’animale trasmette serenità e calma, elementi fondamentali in qualsiasi terapia; il contato attraverso le mani diventa lo strumento di comunicazione non verbale che permette al paziente di aprirsi e rendersi recettivo al massimo nelle cure e trarne maggiori benefici. Accelerando i processi di guarigione, l’asino stimola a non rimanere passivi e scongiura l’isolamento: gli stimoli dati sono di diversa natura (emotiva, psico-motoria e sociale) per questo l’onoterapia è utile anche nei casi di disturbi dell’alimentazione, dell’attenzione o dell’equilibrio sonno/veglia. Il contatto fisico è quindi di vitale importanza in un percorso che prevede l’animale come “strumento”.

Specificamente, le terapie con gli asini si basano su semplici gesti che mettono in relazione l’animale col paziente: si osserva, ci si avvicina, si esamina da vicino, si annusa, si tocca, si sale in groppa e si cavalca proprio per creare un legame speciale tra i due. Si può inoltre parlare con l’animale e osservare la sua mimica, se presta attenzione, se segue il soggetto che lo guida con le redini e capire quando l’asino intende interagire e quando no.

Si definiscono i ruoli fra paziente e animale che stimolano poi l’instaurarsi di un codice comunicativo originale che favorisce la concentrazione e il senso di responsabilità. L’onoterapia è adatta in tutti quei contesti in cui la capacità di prendersi cura di un animale o di un altro essere vivente porta grandi benefici: basti pensare ai casi di soggetti diversamente abili che sviluppano una maggiore sicurezza di sé e quindi una maggiore autonomia proprio grazie a ciò. Anche in Italia stanno nascendo e sono già presenti centri specializzati nelle terapie riabilitative ed educative che utilizzano gli asini: Lecce, Bari, Roma, Como, Pordenone, Pesaro e Trento sono le città in cui si può già usufruire dell’onoterapia e, nelle zone in cui sono presenti già dei maneggi, fattorie o centri di ippoterapia, si sta implementando l’offerta per estenderla anche agli asini.

Diffusa già in Svizzera, Stati Uniti e Francia, l’onoterapia promette di impegnarsi nel trattamento di una grande varietà di pazienti anche in Italia: un ritorno alla natura, un ambiente sereno e un animale docile e accondiscendente vengono in aiuto alla scienza.

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