Le ricadute economiche delle energie rinnovabili in Italia: 175 mld di valore aggiunto e 100mila posti di lavoro al 2030

Il rapporto, realizzato da Althesys per conto di Greenpeace, stima le ricadute economiche e occupazionali per l’Italia dello sviluppo delle fonti rinnovabili. In particolare, si è analizzato il valore aggiunto, diretto ed indiretto, generato lungo la filiera dagli investimenti in energie rinnovabili in Italia nell’anno 2013 e al 2030, secondo i due scenari di crescita (denominati “reference”e “[r]evolution”) contenuti nel rapporto “Energy [R]evolution Italia” di Greenpeace.

Il modello utilizzato per la stima delle ricadute economiche considera le diverse fasi della catena del valore (fabbricazione tecnologie e componenti, progettazione ed installazione impianti, finanziamento, esercizio e manutenzione) per ciascuna tecnologia analizzata.

Il costo di investimento (CAPEX) di ogni tecnologia è stato suddiviso per le varie attività lungola filiera: in questo modo è stato possibile stimare il giro di affari in ogni anno delle singole fasi della catena del valore. Per l’O&M sono stati utilizzati i costi variabili (OPEX), mentre per l’attività di generazione di energia è stato considerato il PUN medio nel 2013 ed il prezzo medio a kWh termico per le attività di teleriscaldamento.

Per ciascuno stadio della filiera è stato poi calcolato il valore aggiunto medio generato dalle imprese operanti nello specifico comparto, sulla base dei dati di bilancio di un campione significativo di aziende italiane. La quota di valore aggiunto è stata successivamente applicata al giro di affari stimato, tenendo conto della componente di “italianità” specifica per ogni fase della filiera. In questo modo è stato possibile calcolare il valore aggiunto “diretto” generato dal comparto delle rinnovabili in Italia. Utilizzando specifici coefficienti del lavoro addetti/MW (fonte Irena) si è effettuata la stima delle ricadute occupazionali dirette.

Per la stima delle ricadute indirette, sono stati considerati gli effetti generati dai salari dei dipendenti diretti del settore, in termini di consumi e di contribuzione fiscale (consumi indiretti). Successivamente si è proceduto alla stima del valore aggiunto indotto, utilizzando per ogni fase della filiera analizzata le tavole input/output (fonte Istat). In questo modo è stato possibile calcolare le ricadute dei diversi anelli della catena del valore su altri settori coinvolti.

Infine si è proceduto alla stima dei posti di lavoro “indiretti” generati sia dai consumi che dall’indotto industriale. Per tale elaborazione, sono stati considerati i salari medi (fonte Istat) relativi alle specifiche attività riguardanti i diversi settori coinvolti.

Nell’anno 2013 il contributo fiscale delle energie rinnovabili è stato di 1,2 miliardi di euro. Grazie alle  tecnologie rinnovabili è stata inoltre evitata l’immissione in atmosfera di 38 milioni di tonnellate di  CO2, pari a 169 milioni di euro risparmiati. Per entrambi questi dati i settori trainanti sono stati  fotovoltaico, eolico on shore e bioenergie. L’analisi comparata dei due scenari al 2030 evidenzia numerosi dati interessanti. Nello  scenario [r]evolution si stima al 2030 un valore aggiunto complessivo pari a 174,7 miliardi di euro,  circa 40 miliardi in più rispetto ai 135,9 valutati nello scenario di riferimento. Tale differenza  equivale a circa 2,7 miliardi di euro all’anno in più.

Anche da un punto di vista occupazionale lo scenario [r]evolution crea, al 2030, oltre 27 mila posti di lavoro in più; in particolare arrivano a oltre 102.000 gli addetti nello scenario [r]evolution, di cui oltre 76 mila legati all’occupazione diretta

 
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