Le ritorsioni del sistema su Luigi De Magistris

Questo Paese continua a stupirci con il caso, palesemente montato, di De Magistris.
Il ribaltamento delle logiche giudiziarie si abbatte anche sull’ex pm e sindaco di Napoli, momentaneamente sospeso dalla sua funzione.
Luigi De Magistris è stato condannato per abuso d’ufficio. Cosa viene contestato al primo cittadino napoletano? In qualità di pm, egli aveva chiesto a Gioacchino Genchi (esperto informatico con molta esperienza) di analizzare i tabulati telefonici dell’inchiesta Why Not.
Sfortuna vuole (continuiamola a chiamare così) che tra gli intercettati ci siano stati molti politici.

Apriti cielo. Si scatena la corsa alla denigrazione del lavoro di De Magistris e all’occultamento di documentazione rilevante ai fini dell’indagine.
Vediamo come questo outsider della politica ha messo in crisi il sistema tanto da ricevere continue esautorazioni da parte della magistratura della quale faceva parte.

Inchiesta Poseidone. E’ stata avviata, nel 2005, da Luigi De Magistris come sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, in seguito alla relazione della Corte dei Conti, per far luce sulla gestione di fondi pubblici derivanti dall’Unione Europea disposti per opere di depurazione e che, invece, stando agli elementi raccolti dagli investigatori, sarebbero stati indebitamente sottratti da parte di alcuni esponenti politici calabresi e non. Le persone coinvolte nelle indagini erano il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, legato all’allora vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini (Forza Italia), Lorenzo Cesa (UDC), Giovambattista Papello (ora nel cda di Fondazione della Libertà dove continua ad essere il braccio destro di Altero Matteoli, presidente della Fondazione, ex ministro, ora indagato anche per il Mose), Giuseppe Chiaravalloti (ex presidente della giunta regionale calabrese, ora vicepresidente dell’istituto Garante della Privacy), Domenico Basile ( ex assessore regionale all’Ambiente, esponente di spicco di AN in Calabria). Un bel mix, non c’è che dire.

Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Peccato che, nel 2007, il procuratore Mariano Lombardi tolga l’inchiesta a De Magistris, accampando delle anomalie negli iter procedurali.
Le sentenze vengono ribaltate in Cassazione.

Inchiesta Why Not. Iniziata nel 2006, prende vita grazie alla denuncia dell’amministratrice di una società di esternalizzazioni (Why Not, appunto) Caterina Merante, prima testimone e poi indagata per “anomalie amministrative societarie” (in realtà si cercava di screditare il test) per sospette intromissioni massoniche nelle gare di appalto regionali. Partono le indagini.
Ci sono nomi pesanti.

Romano Prodi (PD), ex Presidente del Consiglio accusato di abuso d’ufficio. L’indagine è stata archiviata per avocazione dell’indagine a Luigi De Magistris da parte della Procura di Roma. Impensabile vero?
Antonio Saladino, ex presidente Compagnia delle Opere in Calabria, è stato condannato a 2 anni per abuso d’ufficio più 3 anni e 10 mesi per associazione a delinquere.

Agazio Loiero, ex presidente della Giunta Regionale, condannato ad un anno per abuso d’ufficio.
Nicola Durante, ex segretario giunta regionale, condanna a 1 anno per abuso d’ufficio.
Giuseppe Antonio Lillo, referente società Need e Partners che eseguiva consulenze falsificando le fatturazioni, condannato a 2 anni di reclusione per associazione a delinquere.
Rinalado Scopelliti, commercialista, condannato ad 1 anno di reclusione.
Luigi Bisignani, iscritto alla P2, vicepresidente dell’Ilte (stampa elenchi telefonici) e definito uno degli uomini più potenti d’Italia, è stato iscritto nel registro degli indagati insieme a Giancarlo Pittelli, senatore di Forza Italia.

La Cassazione assolve quasi tutti coloro che avevano un ruolo chiave nella vicenda.
Solo ai pesci piccoli sono state confermate le lievi condanne. La solita triste liturgia italiana.
Ci sono gli esecutori e non i mandanti.

Nel 2010, De Magistris è rinviato a giudizio per omissione di atti di ufficio.
Clemente Mastella, inizialmente coinvolto nello scandalo insieme alla moglie, chiede insistentemente il trasferimento del giudice napoletano, con conseguente compromissione delle indagini in corso.
Il Consiglio superiore della Magistratura accoglie la richiesta di Mastella, rimuovendo tutti i magistrati dall’inchiesta Why not.
De Magistris si rivolge alla Procura di Salerno per riavere i fascicoli della sua indagine (1.700 pagine) dalla Procura di Catanzaro che viene anche indagata per il trasferimento ingiustificato del magistrato napoletano. Quest’ultima, a sua volta, per pararsi da eventuali pressioni mediatiche risponde al fuoco indagando a sua volta la Procura di Salerno (per motivazioni che ai più sfuggono).

Interviene, come sempre, Giorgio Napolitano che chiede gli atti delle indagini di entrambe le procure, senza far sapere niente alla parte indagata.
Risultato: a Catanzaro sono stati trasferiti il procuratore generale e il suo sostituto.
A Salerno, sospeso il procuratore della Repubblica e trasferiti altri due procuratori che non potranno più svolgere il ruolo di magistrati d’accusa.
Non proprio una decisione equa, alla luce degli avvenimenti.
Sarà stata una decisione di Re Giorgio?

Intanto, De Magistris è stato condannato per abuso d’ufficio.
Lui reagisce, scagliandosi contro certa magistratura, richiamando paragoni improponibili con condannati di altro rango.

La realtà è questa: esistono magistrati come De Magistris che si adoperano per scoperchiare i pentoloni e dare senso alla parola giustizia ed esistono altri magistrati, corrotti e senza scrupoli, che eseguono gli ordini di chi gli paga i bonus, oltre allo stipendio che prendono da noi contribuenti.
Avesse avuto modo di finire le indagini, probabilmente, sarebbe stata eretta una statua in suo onore come nuovo eroe napoletano per aver smascherato il gioco di massoni, politici e malfattori vari.

Luigi De Magistris è stato costretto a dimissioni lampo da sindaco di Napoli, dopo la sua condanna. Non abbiamo mai notato tanta solerzia in un post sentenza, soprattutto da quel Parlamento che brulica di gente con fedine penali da far impallidire i gangsters di mezza America.
Non tutti ricordano la telefonata tra l’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalotti e la sua segreteria, nella quale si sente che “De Magistris ha scomodato un sacco di persone”, “lo dobbiamo ammazzare” e “alla sua azione corrisponde una nostra reazione adeguata”(che non è il Principio di Archimede come affermato da Chiaravalotti, ma la terza legge della dinamica; non pretendiamo di certo la cultura da certe persone).
Sarà che è scomodo, il buon Luigi. Eppure, Napoli è con lui.
L’ha resa una città migliore di come l’avevano lasciata i suoi predecessori.
Napoli deve lottare per riprendersi la sua guida.
Giggino è uno di loro.

“Esistono due tipi di giustizia: gli avvocati che conoscono bene la legge e gli avvocati che conoscono bene il giudice” – Coluche

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