Sedentarietà: una nuova patologia, Italia tra i 20 Paesi più ‘pigri’ al mondo

“Sedentarietà: una nuova patologia” è il titolo XXXIV Congresso Nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi) che si apre domani a Catania fino al 26 ottobre. Con questo titolo la Fmsi, in qualità di Federazione Medica del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) dal 1929 e di Società Scientifica di Medicina dello Sport, vuole lanciare un messaggio al Paese e al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Il Ministro, che ha dato prova in diverse occasioni di grande lungimiranza” spiega la Fmsi, “potrà essere la prima al mondo a introdurre la sedentarietà come vera e propria malattia riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale.Al pari dei disturbi cardiovascolari, del diabete, dei tumori, ecc. Perché? Innanzitutto, per le dimensioni del fenomeno: il nostro Paese rientra nella top20 delle Nazioni più pigre al mondo. Siamo 17esimi, con un indice di inattività del 54,7%. La media si ferma al 31,1%. Se rapportati all’Unione Europea, il quadro è ancora più desolante. Siamo quinti, superati soltanto da Malta, Cipro, Serbia e Regno Unito. L’Istat censiva, nel 2013, oltre 24 milioni di sedentari, pari a circa il 42% della popolazione.

Diversi studi hanno ormai dimostrato che la sedentarietà riduce la neuroplasticità e le dimensioni dell’ippocampo, oltre a favorire l’invecchiamento dei telomeri. L’attività fisica, favorisce al contrario un effetto neuroprotettivo, con risultati di apprendimento migliorati. Ecco perché rimane fortemente indicato pure in terza età. Elemento fondamentale in una società sempre più anziana, che con tutta probabilità sarà sempre più gravata dall’aumento esponenziale di malattie croniche. Ma l’invecchiamento può avvenire in salute, se riduciamo i tassi di sedentarietà, oppure in malattia favorita nelle persone che non praticano esercizio.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i decessi per le non communicable diseases aumenteranno del 17% nei prossimi 10 anni ma, con interventi coordinati, sarà possibile evitare oltre 30 milioni di morti premature nel mondo entro il 2015, delle quali quasi il 50% negli under 70 e al proposito Novelli, Magnifico Rettore dell’Università di Tor Vergata interverrà con una lettura dal titolo “Test genetici nella prevenzione della morte improvvisa”.

Inquadrare la sedentarietà come una patologia vera e propria permetterà anche di intervenire dal punto di vista dei costi socio-sanitari, riducendo così il carico totale. Di questo si occuperanno Lanfranco Senn, dell’Università Bocconi di Milano, con cui la Fmsi ha collaborato per una ricerca sui costi dell’inattività fisica e della sedentarietà, con la lettura “I costi sociali della sedentarietà” e Pecorelli, Magnifico Rettore dell’Università di Brescia e Presidente dell’Aifa, con la lettura “La nuova medicina e la sostenibilità del sistema”. Il medico specialista in medicina dello sport è per questo il medico competente con il suo bagaglio culturale e l’esercizio deve occupare il giusto spazio a livello preventivo, terapeutico e riabilitativo. Se si riuscissero a comunicare in maniera capillare alcuni dati sul perché fare sport è salutare, allontaneremmo molte persone anche dalla sedentarietà. Rimane comunque necessario continuare a investire in sensibilizzazione, coinvolgendo di più l’Istituzione scolastica.

È quanto ha fatto con lungimiranza il Coni ed il Presidente Malagò nel progetto “Sport di Classe”, a cui la Fmsi parteciperà nella fase formativa sugli stili di vita. È fondamentale, infatti, che una quantità sempre maggiore di risorse venga destinata a incentivare i giovani a muoversi, collaborando con le scuole per dare più spazio a corsi di educazione motoria e ad attività extra curriculari. Se confrontiamo i dati, sono proprio i ragazzi ad essere molto più pigri degli adulti tra i 30 e i 50 anni. Gli over30 iniziano a praticare sport come fattore di aggregazione o per seguire i consigli del medico. Una volta finita la scuola, dove già le strutture sono carenti, gli adolescenti non trovano invece le attrezzature e gli spazi adatti e abbandonano di conseguenza l’attività fisica. Diventa importante quindi sfruttare anche lo spazio che i media offrono per comunicare l’importanza dell’esercizio fisico.

La Federazione Medico Sportiva Italiana ha i mezzi e le competenze per aprire la strada a una rivoluzione. Il nostro Paese è infatti considerato, a livello internazionale, all’avanguardia in tema di legislazione e tutela sanitaria per gli sportivi, sia a livello agonistico che amatoriale. Parliamo di cifre molto importanti: esistono 65.000 società affiliate alle Federazioni riconosciute dal Coni, numeri in lenta ma costante crescita. Gli atleti tesserati sono oltre 4,6 milioni, quasi l’8% della popolazione italiana. Nel 2001 questo valore era pari al 5,9% ed è aumentato durante l’ultimo decennio. Non poteva che essere altrimenti, nella Nazione che è stata nel 1957 la prima al mondo, con il supporto della Federazione, a istituire la Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport, attiva ora in dodici Nazioni europee e dove oggi si contano ben 48 Istituti e Centri specializzati Fmsi. Siamo stati sempre i primi a prevedere, fin dal 1982, l’obbligo della visita di idoneità annuale per tutti gli atleti tesserati, visita che ha ridotto le morti improvvise sui campi di gara dell’89%. Questo dato mette in chiara evidenza l’importanza e la competenza del medico specialista in medicina dello sport.

L’idoneità annuale rappresenta il più valido strumento di prevenzione per la tutela sanitaria. Permette infatti anche di rilevare piccole patologie, non controindicanti l’attività agonistica che, se tempestivamente diagnosticate, comportano sia un ampio risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale, a beneficio della collettività, che una migliore qualità della vita del singolo. Questo mette in chiara evidenza l’importanza della figura del medico dello sport, non solo a livello professionistico, ma in particolar modo nelle categorie amatoriali e giovanili, perché riveste un ruolo fondamentale nell’educazione e nella formazione verso la salute come bene imprescindibile.

Il movimento fisico è, insieme alla corretta alimentazione, uno dei garanti del benessere individuale. E va prescritto come terapia, al pari di un farmaco, nella giusta dose individuale, dove la sedentarietà deve essere riconosciuta come patologia: il tema forte che giunge dal nostro Congresso. “Per tutti questi motivi” conclude la Federazione, “il messaggio scientifico che vuole arrivare al Ministero della Salute è di procedere insieme alla Fmsi su un percorso ormai necessario e non dilazionabile per la salute di tutti i cittadini, percorso che vede il riconoscimento della sedentarietà come patologia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Un cammino di grande lungimiranza e mai tracciato prima al mondo, che avrà positivi risvolti anche sulla politica economico-sanitaria del Paese. Auspichiamo che il messaggio venga raccolto da un Ministro della Salute, quale Beatrice Lorenzin, innovativa e attenta alle problematiche della società moderna”.

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