Sì Canarie, No Petrolio. La petizione del WWF per un Santuario dei cetacei a Lanzarote e Fuerteventura

Per l’arcipelago delle Canarie è iniziata una stagione difficile, o meglio l’incubo è cominciato nel Marzo 2012, quando il governo spagnolo decise di approvare le esplorazioni per lo sfruttamento petrolifero nelle isole. La zona a rischio, minacciata dal pericolo di perforazioni, dista 10 km dalle principali spiagge di Fuerteventura e soli 18 km dall’isola di Lanzarote. Si tratta di due isole, rare perle di bellezza, riconosciute dall’Unesco come riserve della biosfera.

Le isole Canarie sono un arcipelago, paradiso indiscusso del turismo internazionale, visitato da ben 12 milioni di turisti che ogni anno scelgono questa meta per godere delle spiagge, del clima, della natura e dell’accoglienza del popolo canarino. Le trivellazioni petrolifere avranno luogo a una profondità di oltre 5000 metri, al di sotto di un fondale marino situato in acque ultra-profonde oltre i 1500 metri.

Quello che spaventa gli abitanti è il fatto che si tratta di una zona interessata da intensa attività sismica e nessuno può escludere a priori una marea nera come quella che ha terrorizzato il golfo del Messico nel 2010, le cui conseguenze catastrofiche sono ancora difficili da dimenticare. Effetti che si prospettano ancora più gravi, considerando che si è di fronte ad un piccolo arcipelago e che il 100% dell’acqua potabile canarina è ottenuta dal mare. Molti tour operator sono preoccupati per le possibili ricadute che il progetto potrebbe avere sul turismo, settore oltre tutto principale per l’economia delle isole.

In 7.000 km ² le Canarie ospitano più di 19.000 specie di flora e fauna, un tesoro di biodiversità unico e ancora più prezioso se si pensa che ben 5000 specie si trovano solo in quest’arcipelago e sono pertanto organismi endemici canarini. Le canarie non sono solo surf e turismo balneare, ma agli amanti del verde non saranno di certo sfuggiti i quattro parchi nazionali ed un territorio che per quasi la metà (oltre il 47% ) è protetto da accordi e leggi delle Nazioni Unite, dell’ Unione Europea e della Spagna.

Tutto questo, tuttavia, sembrerebbe non bastare per le autorità spagnole e per le tre multinazionali responsabili di questo progetto (REPSOL, RWE e WOODSIDE). Il WWF è sceso in campo in un duplice modo, prima di tutto a sostegno della petizione dal titolo “No oil drilling at the Canary Islands / Save the Canary Islands “ per unirsi alla voce dei cittadini e non solo. Tra i partner dell’iniziativa vi sono anche molteplici università europee e americane, nonché diverse associazioni come Greenpeace, Oceana e molte altre di valenza culturale e sociale. La petizione denuncia l’investimento sia perché pericoloso, sia perché bollato come anacronistico in quanto in controtendenza con i modelli energetici che seguono la direzione delle fonti rinnovabili. Nella petizione si fa anche riferimento a una mancata tenuta in considerazione del parere del governo autonomo canarino. In secondo luogo, gli attivisti del panda portano avanti una loro petizione per chiedere che venga istituito un santuario per i cetacei che interessi la zona di Fuerteventura e di Lanzarote. Lo slogan dell’iniziativa è chiaro: “Say yes to whales and no to oil”.

Minacciati dal rischio delle trivellazioni sarebbero più di un terzo delle specie di cetacei che vivono sul pianeta, infatti ben 28 specie su 89 sono avvistate nell’arcipelago, in particolare nelle acque circostanti Lanzarote e Fuerteventura. Si tratta di una delle aree più importanti al mondo per le balene e i delfini. Qui i mammiferi marini trovano un habitat adatto per le migrazioni, per l’alimentazione, per la riproduzione e l’allevamento dei propri piccoli. Come loro, anche altri animali minacciati come squali, tartarughe e uccelli marini ottengono nelle Canarie l’ambiente ideale. Balene e delfini sono molto sensibili al rumore e le prospezioni petrolifere sono spesso teatro di spiacevoli spiaggiamenti, come recentemente verificatosi in Italia con la cronaca dei capodogli di Vasto. Rumore che proviene anche da test militari nonché dal traffico navale. Il santuario per i cetacei nell’area est di Lanzarote e Fuerteventura sembrerebbe la soluzione giusta per far convergere gli interessi provenienti da più parti: proteggere questo fragile ecosistema e garantire una futuro roseo alle attività turistiche delle Canarie.

 
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