Il sogno del Cilento: tra il blu di Palinuro e il verde habitat di lontre e lupi

Ci sono tanti paradisi naturali in Italia, uno di questi è il parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
È stato istituito nel 1991, ma solo nel 1995, con il decreto del presidente della Repubblica, sono stati definiti i confini ed è nato l’ente gestore. Da quel giorno la sua fama è cresciuta e oggi l’area protetta rappresenta una meta turistica indiscussa della nostra penisola.

Il Cilento è popolare per il verde del suo entroterra e per il blu del suo litorale, come quello che lambisce la turistica località marittima di Palinuro, il cui fascino affonda nella mitologia.

La perla marina di Palinuro deve il suo nome ad un episodio descritto alla fine del Libro V dell’Eneide. Virgilio individua il punto preciso della vicenda: uno scoglio, riconducibile al tratto di costa campano del Mar Tirreno, dinanzi all’omonimo capo. Qui Palinuro, il nocchiero di Enea, cadde in mare di notte, tradito dal dio Sonno, mentre conduceva la flotta verso l’Italia.

Naufrago dopo aver invocato invano i propri compagni, rimane per tre giorni in balia del Noto fino all’approdo sulle spiagge cilentane dove troverà ad attenderlo non la salvezza ma la morte per mano di indigeni.
Si compiva così il sacrificio richiesto da Nettuno, in cambio del proprio aiuto, come d’accordo con Venere, per condurre in salvo la flotta di Enea.

Il parco è un bastione di biodiversità proteso nel Tirreno. Natura, cultura, storia si intrecciano dando vita a un paesaggio straordinario che, di fatti, l’UNESCO ha inserito nella rete mondiale delle Riserve della biosfera. Sono solo nove le località italiane a potersi fregiare di questo titolo.

Il parco è un arcobaleno di paesaggi. Ci sono le bianche rocce calcaree tipiche dell’Appennino centro-meridionale, le pareti a strapiombo su faggete, le gole rupestri, i campi coltivati, le garighe ricche di ginestre nonchè a costellare l’arco costiero vi sono le  centinaia di calette, baie e grotte lambite dal Tirreno.

Tra le lande cilentane, lungo il reticolo dei corsi d’acqua e in particolare,  dove scorrono il Sele e il Calore, si erge il regno del mustelide più elusivo e raro d’Italia, la lontra.  La regina dei fiumi sopravvive in poche aree protette della penisola.

Il suo muso tozzo e baffuto, la sua coda affusolata, le sue zampe coi piedi palmati, la sua gola più chiara rispetto all’uniforme pelliccia marrone scuro, sono i tratti caratteristici di questa specie pescatrice che è difficile da avvistare, avendo un comportamento per lo più notturno.

Spostandoci nei boschi, comprimario di rango nello scenario faunistico, troviamo il lupo. Mammifero anch’esso raro a causa del passato di caccia spietata che lo ha decimato, tuttavia qui tra il verde delle montagne cilentane la sua presenza ha sempre resistito.

Puntando gli occhi al cielo, sul podio degli incontri di pregiata bellezza si può scovare la maestosa aquila reale che guata dall’alto e piomba a ghermire le sue prede d’elezione.
Un capitolo a parte, e “infinito”, spetterebbe alle specie botaniche, vere e proprie gemme dell’area protetta. Tra queste, ricordiamo la primula di Palinuro, simbolo del parco.
Specie endemica delle rocce calcaree lucane, la si riconosce per i suoi fiori giallo-dorati che poggiano su un calice bianco e farinoso.Nelle fenditure e sulle falesie alte 200 metri le sue radici si insinuano sui terreni di accumulo, regalando perle di luce ad uno sfondo di rocce scure scolpite con maestria nei secoli dal mare.

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