Lo squalo balena tra foto sui social network e scoperte nel Mar Rosso

Il Mar Rosso è un arcobaleno di pesci, coralli, spugne e tantissimi altri organismi marini che contribuiscono a rendere questo specchio blu un paradiso indiscusso dei subacquei. Qui vive anche il pesce più grande al mondo: lo squalo balena. Non si tratta di un occasionale passeggero ma è possibile avvistarlo in allegre scuole di giovani squali che hanno fatto del mar Rosso il loro “punto di ritrovo”.

A confermarlo è una ricerca, pubblicata sulla rivista Plos One. Gruppi numerosissimi di centinaia di esemplari si riuniscono intorno alle barriere coralline vicino ad Al-Lith, sulla costa centrale dell’Arabia Saudita. A scovarli nel loro nuoto maestoso, con la bocca aperta per filtrare al meglio il cibo, sono stati proprio i turisti. È grazie a loro se si è scoperto questo hot spot d’incontro. Diversi operatori turistici organizzano immersioni locali, nelle acque di Al-Lith, con una certa frequenza e sono rimasti sorpresi nel vedere spesso i grandi squali durante le loro escursioni marine, intorno alla barriera corallina di Shi’b Habil. La barriera è considerata dai pesci una piazza d’incontro.

Certi di questo dato, gli operatori hanno avvisato gli scienziati che da quel momento, a partire dal 2009, hanno seguito gli spostamenti di 57 squali balena di cui 21 femmina, 18 maschi e 18 di sesso indeterminato. Piccoli dispositivi satellitari, i tag per l’appunto, sono stati attaccati alle pinne dorsali della squadra dei 57, per cercare di estrapolare i segreti di questi giganti marini. Non si attendeva altro che raccogliere preziosi dati e indizi che rivelassero la vita di questa specie ancora enigmatica per la scienza, sotto diversi aspetti.

Ciò che è emerso, innanzitutto, è che gli squali balena in questa zona si immergono ad una profondità media di almeno 400 metri. Sono animali che d’altronde compiono profonde incursioni. Inoltre, questa specie è nota per migrare a distanze notevoli, tuttavia gli abitanti del gruppo Al LIth sono per lo più fissi del mar Rosso, solo il 10% di essi è migrato verso l’oceano Indiano, mentre la maggior parte è rimasta in pianta stabile nelle acque meridionali.
Ma la scoperta ancora più sensazionale é che questo hotspot differisce dagli altri finora noti siti di aggregazione degli squali balena: Al-Lith, infatti, è un gruppo, potremmo dire delle pari opportunità, formato da tanti e maschi e tante femmine, rispettando un rapporto dei sessi 1 a 1.

Sembrerebbe trattarsi di una scuola giovanile e a studiare questo strano gruppo c è il team di Simon Thorrold, autore dello studio e biologo presso il Woods Hole Oceanographic Institution. L’aiuto dei turisti, poi, è sempre prezioso. È grazie ai loro scatti amatoriali, souvenir delle vacanze in giro per il mondo, pubblicate nelle vetrine dei social network che si è riuscito a identificare molti esemplari e ricavarne informazioni. Inconsapevolmente le fotografie ricordo diventano strumenti per la scienza.

A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Wildlife Research che ritiene che l’85% delle foto esposte su Flickr, Facebook e Youtube siano davvero una fonte utile. Materiale in rete ce n’è tanto: i turisti alle Maldive e in altre parti dell’oceano Indiano, scattano foto degli squali balena in quanto fotomodello naturalistico ricercato.
La nuova analisi, condotta dall’Imperial College di Londra, rivela come queste foto – anche se amatoriali – siano in realtà un aiuto agli scienziati per conoscere un po’ di più della storia poco nota di questi squali, elencati come ”specie vulnerabile” dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

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