La “stabilità” di un’economia sancita solo per legge

I dati relativi al sistema industriale italiano continuano ad essere discontinui tanto da registrare da una parte la crescita della fiducia delle imprese e dall’altra la disoccupazione in costante (ma leggero) aumento. L’Istat ha comunicato, a seguito di un’indagine riguardante aziende con almeno 500 dipendenti, che ad agosto l’occupazione nelle grandi imprese ha registrato un calo dello 0,8% – al lordo dei dipendenti in cassa integrazione – su base annua, in linea con le previsioni e con il trend degli ultimi semestri.

Di fatto, non si registrano miglioramenti significativi e ciò in conseguenza di un lavoro che continua a mancare di fronte alla difficoltà dell’apparato produttivo a riprendersi dopo la lunga ed estenuante crisi dell’economia italiana.
Seppur ambiziosa, la “Legge di Stabilità” presentata dal Governo non servirà a riqualificare il sistema nel breve periodo, ma consentirà all’esecutivo – comunque impegnato a difendere il suo operato di fronte alle opposizioni interne ed esterne ed ai sindacati, a dispetto di un segmento imprenditoriale più disponibile – di acquistare nei confronti dell’Unione Europea un credito in termini di tempo, fino a che questo sarà sufficiente alla sopravvivenza operativa del Governo stesso.

La iniziale lettura della legge da parte dell’UE sembra positiva: gli sforzi di Italia e Francia – per incontrare le richieste di Bruxelles – hanno superato la prima prova in Europa ed anche se la Commissione pare non aver riscontrato alcuna “grave violazione” delle regole nei piani di bilancio 2015, non è ancora pronta ad una promozione piena. Il giudizio finale è rinviato a novembre quando il controllo dei conti pubblici passerà nelle mani del socialista francese Pierre Moscovici, di posizioni non morbide ma aperto comunque a riconoscere i sacrifici e le prospettive all’interno di un ”dialogo aperto” e fruttuoso con la Commissione, leggermente meno oltranzista rispetto al passato. La mancanza di un rinvio o addirittura di una bocciatura della “Legge di Stabilità” da parte dell’UE permette al Ministro Padoan di agire affinando il provvedimento economico ed evita una serie di polemiche e scontri che avrebbero potuto indebolire l’esecutivo e le sue decisioni nelle prossime settimane.

Se il Commissario Katainen – uno dei più critici nei confronti dei Paesi “deboli” – ha voluto sottolineare in una nota la risposta positiva e “costruttiva” di Italia e Francia alle puntualizzazioni richieste, allora l’Europa pare voler continuare a fare decisi passi avanti verso la sua unità economica e sociale. Rimane la “minaccia” insita nell’ala più rigida dell’UE – capeggiata dai falchi tedeschi e nordici – e l’obbligo di un monitoraggio costante a cui il nostro Paese è ormai soggetto da tempo, prima dell’esame finale.

Adesso la palla passa al Ministro che avrà il compito di spiegare gli aggiornamenti presentati, le modifiche delle stime rispetto alla legge iniziale e la correzione del deficit (si arriva la 2.6%) che hanno fortunatamente scongiurato la procedura di infrazione, ma che hanno sottratto risorse necessarie per spingere la crescita. Tutto ciò sarà discusso in sedi istituzionali (e non solo) e sarà difficile far credere agli interlocutori la bontà dell’azione governativa, visto che le opposizioni la giudicano troppo “appiattita” sulle richieste dell’Europa e che i cittadini non riescono giustamente a valutare in termini di benefici tangibili di breve periodo.

La speranza è che le aziende, che sembrano essere maggiormente fiduciose nel ciclo economico, siano capaci di rispondere al credito concesso al/dal Governo con passi concreti e reali, prima che la luce in fondo al tunnel torni ad essere pericolosamente fioca.

 
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