Terremoto dell’Aquila: smaltimento delle macerie, per Legambiente siamo ancora all’anno zero

La città dell’Aquila è ancora un cumulo di macerie. Sono stati spesi finora 8 miliardi e mezzo ma la ricostruzione procede a rilento. Nel centro storico gli interventi realizzati o in corso non superano il 20% di quelli necessari. Ai ritardi si aggiungono anche altre criticità, che hanno portato tra l’altro all’apertura di diversi processi e di numerose inchieste.

L’associazione ambientalista Legambiente, nonostante avesse lanciato l’appello, a pochi mesi dal sisma, per la creazione di una “exit strategy” basata prevalentemente sulla filiera virtuosa del riciclo degli inerti, adesso scopre seppur senza stupore, che  imprenditori senza scrupoli avrebbero messo in piedi un traffico illecito di macerie smaltite nell’area dell’aeroporto di Preturo. È evidente che la responsabilità è anche di quanti non hanno voluto farsi carico di trovare una soluzione tempestiva e trasparente al “problema macerie”.

Legambiente aveva già  evidenziato nel dossier “Macerie, anno zero”, realizzato a 18 mesi dal terremoto in Abruzzo,”che con una decina di impianti di vagliatura e riciclo, in due anni tutti gli inerti derivanti dalle macerie del capoluogo sarebbero stati trattati e riutilizzati negli appalti pubblici e per la stessa ricostruzione, evitando così il ricorso a nuove cave”. Perché non è stata seguita questa strada? I fatti dimostrano che hanno prevalso altre logiche, a vantaggio di imprese tutt’altro che virtuose e a discapito di chi propone progetti e tecnologie ecocompatibili e utili a rilanciare su nuove basi l’economia locale. Sono inoltre tante le domande ancora aperte in relazione al trattamento delle macerie. Che fine ha fatto, ad esempio, l’intento dichiarato dalla Regione Abruzzo di riciclare l’80% del materiale derivante dalla demolizione controllata degli edifici? Com’è possibile che ancora oggi, a quanto ci risulta, l’unico sito di conferimento sia la ex cava Teges a Pontiglione, già praticamente saturo alla fine del 2010? Perché, infine, le macerie sono ancora quasi tutte dove le ha lasciate il terremoto del 6 aprile 2009? E quelle prodotte dalle demolizioni degli edifici moderni dove vengono portate?

Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – dichiara – Si può ancora rispondere a queste domande e all’emergenza, E questa risposta deve essere il punto di ripartenza per il riscatto delle popolazioni coinvolte dal terremoto. Perché il loro futuro passa anche dallo scioglimento del nodo macerie. Bisogna aprire un confronto pubblico e trasparente per individuare le soluzioni e informare i cittadini. È ancora possibile far nascere a L’Aquila e nei Comuni del cratere una nuova filiera economica basata sul riciclo delle macerie. L’inerzia che purtroppo ha caratterizzato l’iter della ricostruzione in Abruzzo ci consente di dire che oggi non è troppo tardi per farlo”, conclude Muroni.

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