Unioni gay: la disobbedienza di Marino

Si aggiunge il sindaco di Roma Marino alla lista dei sindaci che disubbidiscono e rivendicano il loro diritto di amministratori locali di trascrivere i matrimoni gay contratti all’estero, nell’anagrafe del proprio comune.
Come si ricorderà, le danze, cioè la polemica è stata aperta a Settembre a Bologna , dove il sindaco, Virginio Merola, non solo ha trascritto alcuni matrimoni tra omosessuali, ma poi ha anche  rifiutato di obbedire al Ministro degli interni che ne ordinava la cancellazione con apposita circolare, mancando in Italia una legge sulla materia.
I sindaci di tutta Italia si sono ribellati a quella circolare ed oggi Marino trascrive 16 unioni gay, infoltendo con questo le fila dei sindaci ribelli.

I termini della polemica sono non solo formali, ma sostanziali: sotto il profilo formale fino a quando in Italia non esisterà una normativa statale intesa a regolamentare e riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso, gli atti di trascrizione dal punto di vista giuridico sarebbero di fatto nulli e per questo, ma probabilmente non solo per questo, il Ministro degli interni, Angelino Alfano, ha diffuso la sua circolare per disporre l’annullamento e la cancellazione delle trascrizioni effettuate.
A sorpresa nel bel mezzo della polemica sono arrivate le aperture dei cattolici sulle unioni gay, durante il sinodo sulla famiglia, convocato dal papa: il segretario Monsignor Bruno Forte ha infatti parlato a favore della stabilità delle coppie (quali che siano) pur riservando il matrimonio, come tale, alle sole coppie eterosessuali. Nei giorni scorsi si è anche parlato del progetto di legge governativo per le unioni omosessuali: Renzi ha proposto uno schema di diritti civili studiato per le coppie gay.
Ora nel tormentato iter di una legge che ancora non esiste, si inserisce anche il sindaco di Roma: tuona il prefetto, tuonano tutti i prefetti, allineati con Alfano e per Marino arriva anche la condanna della CEI.
Ad oggi sono coinvolti nella polemica i comuni di Bologna, Grosseto e Roma.
Sotto il profilo formale la stesura di una normativa per le unioni gay spetta al Parlamento, ma nella sostanza la cosa può essere rinviata all’infinito e pertanto la ribellione dei sindaci ha essenzialmente un significato di pressione sugli organi competenti affinché mettano in calendario la discussione di una legge che adegui i diritti delle coppie omosessuali.

La proposta di Renzi sulle unioni gay (diritti civili e possibilità di adozione del figlio naturale di un membro della coppia da parte anche dell’altro) ha suscitato polemiche, perché escludeva le coppie conviventi etero: per le coppie conviventi etero, tuttavia esiste la possibilità di matrimonio civile e d’altro canto le coppie conviventi omo, che non vogliano registrare l’unione al comune di residenza, resterebbero ugualmente escluse, ad onor del vero, ma tant’è ormai siamo in clima di polemica e quindi si mette in discussione proprio tutto!

Approvare una legge che intanto cominci a garantire alcuni diritti base e che comunque sarà sempre modificabile e perfettibile in futuro sarebbe una mossa fin troppo facile, considerato che non mancano certo modelli europei estatunitensi.

 
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