Vita in città: un inferno di gas, rumore e affollamento

Vivere in città può essere nocivo per la salute?. Sembrerebbe proprio di sì a giudicare da alcune patologie indotte espressamente dall’ambiente urbano. Il rischio di sviluppare disturbi sia lievi che gravi per chi vive in città risulta essere superiore a quello a cui sono esposte persone che vivono in aree a minore densità abitativa.

Un vero e proprio inferno di gas, rumore e affollamento confermato dai dati dell’Oms secondo cui l’88% della popolazione metropolitana respira troppo smog, e solo nel  2012 sono state 3,7 milione le persone nel mondo morte a causa di patologie collegate all’inquinamento atmosferico.

A conferma di questi risultati giungono anche quelli ottenuti dallo studio del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio, inserito nel progetto Escape. Nelle zone più inquinate di Roma, come l’Aurelia, si registra un aumento della mortalità del 7% e un’incidenza di malattie cardiovascolari e di tumore al polmone del 9% nelle aree dove gli inquinanti hanno livelli più alti.

Nel 2013 la Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha concluso che l’inquinamento dell’aria è cancerogeno per gli esseri umani. Ma non è solo lo smog ad incidere sulla salute dei cittadini. Secondo il dossier Mal’aria di città di Legambiente a preoccupare sono anche gli alti livelli di rumore che possono causare fischi e ronzii fino a portare a una riduzione permanente dell’udito. Sempre secondo l’Oms il 50% della popolazione europea vive in aree con livelli di rumore superiore ai 55 decibel e il 20% è esposto a valori superiori ai 40 decibel anche di notte.

Ma se l’essere umano non se la passa benissimo, anche le altre specie stentano a preservarsi come dovrebbero. È quanto emerge dal dossier Biodiversità in bilico, pubblicato in vista della Conferenza internazionale dei parchi che si terrà il mese prossimo a Sydney. In Italia la situazione dei Parchi vive una fase di stallo a causa di una legge ormai vecchia e inadeguata a fare delle comunità dei parchi motore delle Aree protette per la salvaguardia delle specie viventi. In questo contesto un problema da non sottovalutare è costituito anche dall’invasione di specie alloctone, cresciute del 76% in Europa negli ultimi trent’anni. Queste intrusioni sono percepite come la seconda minaccia per la biodiversità delle aree in cui si trovano. Il visone americano, la nutria, lo scoiattolo grigio, ma anche le piante invasive hanno impatti gravissimi sulle specie autoctone e contribuiscono inoltre ad aumentare l’erosione o il rischio di incendi nelle aree protette.

Novità positive invece sul fronte della mobilità sostenibile. La Nuova Ecologia è il primo giornale a testare da vicino il prototipo di Sada, la bicicletta senza raggi, pieghevole e totalmente made in Italy. La sezione Vivere Meglio gli dedica un focus elencandone pregi e difetti e raccontando come, Gianluca Sada, studente di Ingegneria del Politecnico di Torino, l’ha ideata.

Da ricordare Il premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno”  promosso da Legambiente e del mensile “La Nuova Ecologia” insieme al Comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato (Al). L’obiettivo è portare in evidenza le storie di quanti s’impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità. C’è tempo fino alla mezzanotte del 15 novembre per votare la candidata o il candidato o il soggetto collettivo che si preferisce tra gli otto selezionati e presentati in apertura della rivista.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.premioluisaminazzi.it

 
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