I- Care Italia: metodi alternativi alla sperimentazione animale

Il Centro Internazionale per le Alternative nella Ricerca e nella Didattica ha l’obiettivo di cambiare modello di riferimento per la ricerca, poichè ritiene inaccettabile che si continui a sprecare tempo e denaro pubblico con la sperimentazione animale. Per questo i suoi sforzi si rivolgono verso una ricerca medico-scientifica tecnologicamente avanzata di rilevanza umana. Per far questo il Centro organizza dei banchetti i cui ricavati servono a sostenere diverse attività quali l’organizzazione di conferenze divulgative, corsi di aggiornamento sui metodi di ricerca tecnologicamente avanzati e recupero di cavie da laboratorio con conseguente ricovero in rifugi completamente autogestiti.

Negli ultimi anni infatti, sono stati sviluppati molti metodi di studio innovativi alternativi alla sperimentazione animale tradizionale, ma i futuri ricercatori che a coloro che già fanno ricerca necessitano degli strumenti adatti a sperimentare queste nuove alternative di ricerca. Grazie ai ricavati dei banchetti, proprio nel mese di Settembre 2014 è stato possibile realizzare il primo corso teorico-pratico presso l’Università di Genova sui metodi di ricerca tecnologicamente avanzati di rilevanza umana condotto dalla Dott.ssa Susanna Penco, obiettrice di coscienza e malata di sclerosi multipla.

Il corso è stato un’occasione davvero unica nel suo genere perchè ha favorito l’incontro con ricercatori esperti sui metodi in vitro provenienti da università e aziende specializzate nel settore, dando a tutti i partecipanti la possibilità di acquisire competenze la cui ricaduta applicativa ha favorito l’analisi delle tematiche legate si rischi per la salute umana, animale e dell’ambiente. Il corso “Dare un senso ai metodi alternativi alla sperimentazione animale”, si è tenuto presso il dipartimento del DIMES, Sezione Patologia Generale, Laboratorio Analisi e Ricerca di Fisiopatologia, Università di Genova, ha mostrato ai ricercatori italiani nuove tecnologie che propongono metodi di simulazione non di singole cellule, ma di intere parti del metabolismo umano. Lo scopo era ed è quello di mostrare che l’unico vero modello per l’uomo è solo l’uomo stesso riprodotto nelle sue parti fondamentali.

Durante la parte pratica i partecipanti hanno potuto, sotto l’occhio vigile di esperti qualificati, riprodurre test di tossicità su modelli 3D di tessuti umani ricostruiti. La base infatti era costituita su modelli 3D e bioreattori, e l’innovazione della tridimensionalità ha permesso di creare un ambiente che ha cercato di simulare un esperimento “in vivo”. Sui tessuti i partecipanti hanno potuto sperimentare la corrosione di materiali di smaltimento (epitelio oculare), irritazione di polveri di demolizione (epidermide). Inoltre sono stati utilizzati deu particolari metodi per creare colture in 3D: gli Scaffold (supporti in poliestere per la coltura delle cellule) e Idrogel (gel che permette alle cellule di mantenere la forma 3De le interazioni tra cellule intatte.

Era sicuramente tempo di mostrare ad una comunità scientifica ancora legata al modello ottocentesco della sperimentazione animale che ci sono altri metodi di sperimentazione e ricerca e che sarebbe ilcaso di abbandonare ormai le motivazioni economiche e non scientifiche per passare alla vera inoovazione.

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