La nuova filosofia del lavoro: il coworking

Il coworking è un nuovo modo di lavorare anzi di condividere un luogo di lavoro, già se non si ha l’ufficio si può condividere con altri nella stessa situazione, locali, servizi e spese. Una felice situazione che grazie all’intreccio di relazioni con i co-abitanti d’ufficio porta alla nascita di nuove idee, nuove opportunità e nuove collaborazioni. Una filosofia che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in Italia.

E in questo periodo di crisi in cui il lavoro è poco, e soprattutto sporadico, l’idea della condivisione casca a fagiolo. L’idea alternativa l’ha avuta Brad Neuberg, un programmatore informatico di San Francisco che ha deciso di creare il primo spazio di lavoro condiviso nel quale ospitare altri freelance come lui. E’ stata un’ideona la sua perchè il fenomeno si sta espandendo a macchia d’olio, tra i più giovani e i meno giovani.E condividere locali, servizi e spese è conveniente, e non solo dal punto di vista economico.

“Quando si parla di coworking si tende sempre a mettere in evidenza l’elemento del risparmio” dice Ivana Pais, docente di Sociologia economica alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. “Osservando i luoghi di coworking e ascoltando il linguaggio dei coworkers stessi, ho potuto notare una affiliazione a un modo di pensare il lavoro, una vicinanza fra le persone che prescindono dalla condivisione degli spazi: i coworkers tendono dunque a sentirsi parte di una community. Inoltre, intessendo reti di relazione si creano anche nuove opportunità di lavoro alle quali, stando chiusi in casa propria da soli, non si avrebbe accesso. Spesso il lavoro c’è, ma domanda e offerta non si incontrano. Il coworking stesso diventa una forma di business, uno spazio di progettualità che viene coltivata”.

E’ proprio una cultura del lavoro una nuova filosofia moderna e aperta. E chi vivequesta realtà la vive: “con apertura mentale, con l’idea di condivisione di idee e progetti” dice ancora Pais. “Soprattutto fra persone che svolgono professioni differenti: molti coworkers raccontano che questa esperienza permette loro di entrare in relazione con professionisti che altrimenti non avrebbero mai cercato e con i quali non avrebbero mai pensato di interagire. E da questa relazione nasce lo stimolo a progettare, creare, innovare”. Dalla condivisione di uno spazio si creano contatti e relazioni molto eterogenee, mentre singolarmente si continua a svolgere la propria professione.

Si parte dal fatto che ci siamo dei locali dove ognuno può avere una postazione. Ci può essere una sola grande stanza open-space dove tutti lavorano insieme, oppure stanze più piccole in cui ritirarsi per una telefonata importante o per ricevere un cliente. Alcuni co-office offrono anche dei locali per riunioni oppure offrono singole stanze in via esclusiva per chi ha necessità di lasciare documenti e archivio ingombranti.

Poi ci sono i servizi come ad esempio una connessione wifi, una stampante e un domicilio postale. A questi possno aggiungersi altri co-servizi a partire dalle consulenze legali a strumenti tecnici, a sale di rappresentanza con apparecchiature per video-conferenze e altro ancora a seconda delle richieste. Per esempio c’è anche la versione rivolta a genitori con bimbi piccoli che possono trovare lì strutture dove lavorare e, nella stanza accanto, lasciare i piccoletti nelle mani di una educatrice che li fa giocare, sorpassando alla grande le imprese che non sono disposte a concedere spazi per i figli dei dipendenti.

Ma non c’è ufficio che non abbia anche un’area dedicata alle pause dal lavoro e anche il co-working può offrire un’area di co-relax che va dalla semplice macchinetta del caffè, alla disponibilità di una cucina, all’utilizzo di una servizio cathering. I prezzi variano a seconda delle strutture.

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