Nel 2050 arriveremo a 9,5 miliardi di persone, consumiamo troppe risorse sul pianeta

Siamo tanti sul pianeta Terra, i dati stimano 7,3 milardi di abitanti. La popolazione è in aumento, cresce a un ritmo esorbitante. Meno di 40 anni e avremo 2,5 miliardi di persone in più.

L’indicatore che misura le risorse naturali che consumiamo rispetto alla capacità del pianeta di rigenerarle si chiama impronta ecologica. Sembra chiaro anche a un bambino che non bisognerebbe consumare più risorse di quanto la Terra è in grado di offrire e rinnovare, eppure l’impronta media mondiale, calcolata anche quest’anno, dice che per come viviamo ci servirebbe 1 pianeta e mezzo. I paesi industrializzati tirano su la media, ad esempio, a Francia, Germania e Italia servirebbero circa 3 pianeti, agli Stati Uniti 4 e mezzo. Ma nei prossimi anni quanti pianeti serviranno a nazioni emergenti come Cina, India, Messico? Se ai livelli attuali consumiamo tante risorse quante quelle di una Terra e mezza, hai voglia a parlare di problemi ambientali e scarsità di risorse alimentari per i prossimi decenni.

Nei telegiornali e nelle agende politiche di casa nostra facciamo i conti con il problema della diminuzione della natalità occidentale, tuttavia guardando alla situazione mondiale si nota che la popolazione cresce con un’impennata, con un + 30% nei paesi in via di sviluppo. L’aumento demografico è davvero notevole nei paesi dell’Africa sub-sahariana.

Tutte queste preoccupazioni sono state discusse dal demografo Massimo Livi Bacci in una conferenza all’Accademia dei Lincei. Professore all’Università di Firenze, la sua carriera si è sviluppata tra Europa e Stati Uniti, ha concentrato i suoi studi in particolare sulle interazioni tra dinamiche demografiche e politiche sociali e oggi è presidente onorario della International Union for the Scientific Study of Population (IUSSP), società scientifica di studi demografici.

Nel 2050 saremo 9 miliardi e mezzo. Ci sarà cibo per tutti? Ad oggi il tema della fame è questione seria, affligge 800 milioni di persone.
Il guaio è che se la situazione attuale in termini di inquinamento, deforestazione, controllo dei flussi migratori è problematica, lo scenario che si prospetta nei prossimi quarant’anni è quello di un effetto catastrofico per il nostro pianeta. Di questo sembra convinto Bacci che ha fatto intendere che la regolazione delle nascite sia un atto doveroso da parte dei governi mondiali.

Una visione sostenuta da diversi demografi che non passa all’opinione pubblica in maniera “pacifica”, ben si scontra con il tema della libertà della persona. La politica del figlio unico cinese, ad esempio, non ha fatto che creare in tutto il mondo scandalo rappresentando il braccio forte della dittatura.  Ad ogni modo molti demografi pur sottolineando il problema della crescita demografica in sé, pongono l’attenzione sull’attuale modello di sviluppo che è del tutto insostenibile, individuando le responsabilità proprio li.
Si può invertire la tendenza, optando per un sistema sociale che non distrugga l’ambiente e gli equilibri ecologici?

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