2 aprile: Giornata Mondiale dell’Autismo al Bambino Gesù

Il 2 aprile è il giorno voluto dall’ ONU per celebrare la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’ Autismo. Numerosi gli eventi in tutto il mondo, i monumenti vengono illuminati di blu, il colore dell’autismo, colore della conoscenza e della sicurezza. La Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo si celebra al Bambino Gesù di Roma con un convegno organizzato dal reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Associazione nazionale genitori di soggetti autistici (Angsa). L’appuntamento è dalle ore 9.00 presso l’Auditorium del Bambino Gesù, sede San Paolo, in viale Ferdinando Baldelli 38, a Roma.

L’autismo e i disturbi dello spettro autistico (DSA) hanno una origine biologica e sono caratterizzati da una organizzazione atipica di alcune aree del cervello. Questa patologia del neurosviluppo rappresenta una vera emergenza sociale: 1 bambino ogni 68, infatti, secondo gli ultimi studi, presenta un disturbo generalizzato dello spettro autistico. L’esordio è precoce – fra i 14 e i 28 mesi – e dura per tutta la vita. Circa il 50% dei bambini e ragazzi con autismo ha un ritardo cognitivo. Le persone autistiche presentano una particolare attenzione per alcuni stimoli sensoriali, per le luci, hanno una predisposizione a comportamenti ripetitivi e a routine rigide, ma anche una scarsa attenzione alla socialità. L’autismo, infatti, compromette la capacità di una persona di interagire e di comunicare con gli altri. L’intervento precoce è fondamentale: équipe specializzate e multidisciplinari oggi sono in grado di fare diagnosi già a 2-3 anni, a 4 nelle situazioni maggiormente complesse, per poi adottare il trattamento più idoneo caso per caso.

Il convegno per la Giornata Mondiale dell’Autismo si aprirà con gli interventi del prof. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, della dott.ssa Maria Luisa Scattoni, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e della dott.ssa Liana Baroni, presidente ANGSA, che introdurranno i temi cardine della giornata: la diffusione dell’autismo nel mondo, la natura biologica e i progressi delle conoscenze per una diagnosi precoce e cure efficaci.

Monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, approfondirà il tema della giornata attraverso le raccomandazioni emerse in occasione della XXIX conferenza internazionale sull’Autismo del Pontifico Consiglio per gli operatori sanitari del novembre scorso in Vaticano. Seguiranno gli interventi del dott. Giovanni Valeri, neuropsichiatra del Bambino Gesù, che racconterà l’esperienza dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede in Giordania con un progetto dedicato all’autismo e del prof. Giacomo Vivanti dell’Università La Trobe, Melbourne, sul tema autismo e apprendimento.

Alle ore 12, la tavola rotonda “La politica incontra le Associazioni” metterà a confronto esponenti delle istituzioni (tra gli altri Davide Faraone, sottosegretario MIUR e Vera Padua, senatrice e relatrice in parlamento della legge sull’autismo) con i rappresentanti delle associazioni di persone autistiche sugli interventi a sostegno delle famiglie. La tavola rotonda sarà coordinata dal giornalista Gianluca Nicoletti e dal neuropsichiatra Luigi Mazzone (Bambino Gesù). Nella sessione pomeridiana verrà presentata l’Associazione Italiana Ricerca Autismo. Il convegno si concluderà con l’intervento del Prof. Giorgio Vallortigara, Università di Trento, dal titolo “Come costruire un cervello sociale: equipaggiamenti di base”.

Il convegno si svolgerà sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Regione Lazio e Roma Capitale. L’evento è realizzato in collaborazione con Fondazione Telecom Italia, AIRA (Associazione italiana ricerca autismo), Associazione Progetto Aita e Associazione Una Breccia nel Muro.

La cronaca spesso riporta episodi che suscitano sdegno e indignazione, soprattutto se riferiti a persone che vivono situazioni di svantaggio o di disabilità. Se poi essi riguardano i bambini e se riportano inadempienze, ingiustizie o violenze maturate all’interno delle realtà che prioritariamente di essi dovrebbero occuparsi, le reazioni di sdegno, a ragione, sono particolarmente evidenti e suscitano incredulità e rabbia.

Nei giorni scorsi queste sono state le sensazioni provate da molti nel leggere le vicenda di un bambino escluso, isolato, tenuto a distanza perché autistico. Davanti a questi fatti tutte le energie spese in direzione dell’integrazione e dell’inclusione ricevono uno sberleffo, un ghigno, un colpo duro. E chi in esse ha creduto e crede, chi avanza idee, progetti, buone prassi, resta raggelato, silenzioso, aggredito da una frustrazione improvvisa e sorda. Come può accadere questo? Perché?

I giornali hanno raccontato la storia di Christian, per il quale la scuola invece che un diritto è diventata un incubo, perché in essa passa il suo tempo da solo, con insegnanti che hanno paura di lui. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, la psicologa dell’ASL sostiene che per lui una stanzetta separata sia proprio necessaria, quella stanzetta che qualcuno ha chiamato la stanza del silenzio degli innocenti, dove Christian passa il suo tempo con l’insegnante di sostegno o con l’educatore, perché in classe disturberebbe troppo. Così, Christian passa il suo tempo lontano dagli altri bambini, ogni giorno. La mamma riporta anche l’esclusione del bimbo da una uscita didattica in Vaticano, nonché la volontà della psicologa di trattenerlo alla scuola primaria; eppure gli studi e le norme di riferimento sottolineano l’importanza della frequenza scolastica in classi con alunni della stessa età.

Nei giorni scorsi i quotidiani hanno dato spazio anche ad un’altra vicenda, analoga, che ha provocato grande turbamento. E’ accaduta negli Stati Uniti, ma sarebbe potuta avvenire ovunque. Anche in questo caso si tratta di una bambino con autismo, il quale aveva invitato i suoi compagni di classe alla sua festa di compleanno, ma nessuno di essi si è presentato. Racconta la sua mamma che quando gli ha dato la notizia il suo sguardo era come morto dentro. La vicenda ha un lieto fine perché la cittadinanza si è mobilitata ed è stata organizzata una festa stupenda per il piccolo. Anche questo finale sarebbe potuto accadere nel nostro Paese, anche qui si raccontano belle storie, a volte.

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