Batteri Killer resistenti agli Antibiotici: è emergenza

Il Dipartimento per la gestione delle emergenze nazionali del governo inglese lancia un allarme preoccupante, quasi sulla scia di quei film come “28 giorni dopo”, “virus letale”, nei quali virus fuori controllo trasformavano città intere in cimiteri o ospedali a cielo aperto. L’allarme è scattato nei confronti di quei batteri che oggi hanno sviluppato un’inaspettta resistenza agli antibiotici e che rischiano di mietere vittime in caso di epidemia. Si tratta di E. coli, Klebsiella pneumoniae e Staphylococcus aureus.

Ecco perchè nel Regno Unito la prospettiva di una tale emergenza e pericolo ha fatto scattare la richiesta di nuovi e più potenti antibiotici. Lo stesso primo ministro, David Cameron, teme «un ritorno agli anni bui della medicina, un problema che potrebbe diventare una grave emergenza per l’umanità». Nel rapporto del Dipartimento è chiaramente evidenziato come il rischio di infezioni da batteri antibiotico-resistenti sia «destinato significativamente a crescere nel corso dei prossimi 20 anni». E questo non è il primo appello del primo ministro che già aveva sollecitato tutti gli altri Paesi a collaborare per risolvere l’emergenza. Ha inoltre annunciato la creazione di un gruppo di esperti impegnati a studiare imotivi per cui negli ultimi 25 anni non sono state introdotte nuove classi di antibiotici e l’insorgenza dei batteri immuni ai trattamenti.

L’Italia è fra i primi paesi europei fortemente interessata al problema, come spiega Gianni Rezza, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell’istituto superiore di Sanità: «Le infezioni dovute a batteri multiresistenti sono un problema in tutta Europa. In particolare in Italia e in Grecia le resistenze sono più diffuse. Il governo britannico è molto attento, forse perché curare i malati dalle infezioni costa moltissimo». Inoltre Rezza sottolinea la «carenza di antibiotici capaci di sconfiggere i gram-negativi tra i quali spicca la Klebsiella sbarcata dall’Oriente che ha infestato letteralmente le rianimazioni degli ospedali». Eppure l’allarme batteri c’è da anni, e come dice Rezza in merito a nuovi classi di antibiotici: «Purtroppo non se ne producono di nuovi forse perché non c’è un ritorno economico rispetto agli enormi investimenti che dovrebbero essere fatti per la ricerca».

Ma una buona notizia c’è: «tra un anno o due saranno pronti nuovi super antibiotici che fanno ben sperare e dovrebbero fronteggiare anche le emergente di epidemie». In ogni caso da tenere in considerazione è ancora la pessima abitudine di abusare di antibiotici che causano, in molti organismi, resistenze a batteri che potrebbero essere sconfitti con i farmaci in commercio. Da un rapporto dell’European Center for Diseases Control (Ecdc) del dicembre scorso è emerso che l’Italia è stata bocciata nell’uso corretto degli antibiotici. Fabrizio Pregliasco, virologo ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Milano, condanna l’abuso dei farmaci: «Una scorretta prescrizione e uno scorretto uso degli antibiotici è dannoso. Se non si segue la terapia per tutto il tempo previsto o vengono assunti saltuariamente si fa il gioco del batterio, che in qualche modo rialza la testa».

Ma accanto all’uso scoretto e maldestro c’è anche un mercato carente di nuovi prodotti che siano efficaci, come ammette Pregliasco: «Non abbiamo una nuova classe di antibiotici da un po’ di tempo. E quelli di cui disponiamo rischiano di essere armi spuntate a causa di un utilizzo a volte eccessivo dell’industria alimentare per gli allevamenti animali».

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